IL COLORE: “SIAM SEMPRE QUA, SIAMO I BRESA’ “. IL BELLO DI TORNARE AL PALASPORT

Il racconto del match con Treviso vissuto sugli spalti dove dopo 20 mesi si è rivisto il tifo

Brescia. Si respirava nell’aria  l’emozione, dopo 20 mesi, di chi ha avuto il piacere di risedersi sui seggiolini del Palaleonessa; parevano persino più comodi di come ce li ricordavamo, quei seggiolini bianchi e blu. E’ stata l’emozione del ritorno , del ritrovare un palazzetto immutato dentro che fa da contrappeso  alla consapevolezza di quanto in questo anno e mezzo sia cambiato il mondo al suo esterno .

Le novità. Beh, in effetti anche dentro, sul parquet lato Leonessa, come già si sa,  molto è cambiato: quasi tutti i visi dei giocatori e dello staff, con nuovi stili, nuove  movenze, nuovi gesti scaramantici pre-gara con i quali da tifosi dobbiamo prendere nuova confidenza. Non solo un semplice ritorno al palazzetto, dunque: in un senso più ampio  per molti di noi si è trattato di riprendersi un pezzo di vita sportiva e familiare, recuperare un altro tassello verso “la nuova normalità “, con le sue distanze e separazioni rispetto alla “vecchia normalità” , ma di cui abbiamo così bisogno per riappropriarci un passo alla volta dei nostri salvifici spazi sociali .

Sensazioni. Sentire netto il rumore delle scarpe che strisciano sul parquet, ascoltare senza difficoltà ,anche dalla fila F della curva Sud, le indicazioni delle panchine e dei giocatori che si  coordinano in campo , tendere un po’ l’orecchio a curiosare sulla lettura tecnica che un arbitro concede alla protesta educata di un giocatore. Fa strano, ma è anche affascinante : è quello che è concesso all’orecchio se ci sono circa un quarto degli spettatori che in condizioni normali popolerebbero chiassosi gli spalti. Ieri si era in circa 1300 tra spettatori con biglietto, addetti ai lavori e ospiti non paganti: una discreta cornice per un warm up pre season, sebbene con numeri ampiamente sotto i limiti concessi dai decreti ( complice – vien da pensare- la domenica da 30 gradi che invitava a stare all’aria aperta e forse anche il costo dei tagliandi non proprio popolare).

Il tifo. Dopo un primo quarto volutamente silenzioso si son fatti sentire anche i primi cori degli Irriducibili (vogliono il ritorno al 100% o almeno subito al 50%) che non hanno mancato, poi di intonare la tanto cara Madonnina dai riccioli d’oro. Sempre un tuffo al cuore, sebbene inevitabilmente meno scenografica dati i ranghi ridotti. E’ verosimile che per l’inizio del campionato sugli spalti tutti i posti concessi saranno riempiti, il pubblico della Leonessa ha conosciuto annate esaltanti, sa quanto sia bello vincere, ha apprezzato livelli cestistici eccelsi.

Senso di appartenenza. Pare retorico ricordarlo, ma non tutte le piazze hanno subito  a causa di questo maledetto virus  quello che ha patito la nostra Leonessa d’Italia in termini di vite perdute, dolore, paure. “Siam sempre qua , siamo i bresà”: è un orgoglio portare i propri figli al Palaleonessa per essere parte di una delle tifoserie più corrette d’Italia,  che applaude l’entrata degli avversari, accompagna con il consueto battito a tempo l’inno nazionale,  si distingue per sportività ed accoglienza.   

L’affetto dei bresciani per la Germani è saldo, il calore dell’esordio lo ha dimostrato, ma ora più di prima, qui più che altrove le aspettative dei tifosi sono alte: si attendono soddisfazioni sportive che leniscano le cicatrici di una città provata, ma orgogliosa, che ha tanta voglia di sognare (#Dreambig), ma insita nel Dna l’insopprimibile esigenza di concretizzare. (#Ghelafom.)

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