GERMANI, C’E’ DA CAMBIARE IL FINALE SUL SOLITO INIZIO

Per la terza volta negli ultimi quattro campionati comincia da Varese, un campo stregato anche se stavolta il tifo non sarà caldo come al solito per via del 35%

Brescia. Si riparte da Varese. “Che barba, che noia” direbbe Sandra Mondaini, che ogni tanto è giusto ricordare per quella grandissima artista che è stata. E’ la terza volta negli ultimi quattro campionati che accade. E finora la Germani (nella foto in evidenza, tratta dal sito del club Eboua, Mitrou Long e Cobbins con la nuova maglia) ha sempre perso quando l’esordio è coinciso con un match a Masnago. Ma su quel campo si è anche vinto in questi sei anni di serie A. Impossibile scordare ad esempio gara 3 di play off nell’anno delle nove vittorie consecutive all’inizio e che dopo quel quarto di finale portò ad una semifinale scudetto storica con Milano dove se solo al PalaGeorge fosse girata un po’ meglio la prima delle due partite casalinghe… Era il 2018 e sembra passata un’eternità. Ma non c’è nostalgia, anche se la storia (soprattutto quella bella) non si cancella e rimane nel cuore di tutti.

La rivoluzione. Questa Germani incarna la rivoluzione guevariana voluta dal patron Ferrari e portata avanti dal duo De Benedetto-Magro. E’ una squadra profonda, con talento, che può ambire a qualcosa in più della semplice salvezza che l’uomo di San Zeno ha indicato per sgravare di pressione i suoi “giovani” nuovi condottieri. C’è ancora qualcosa indubbiamente da sistemare, ma c’è anche tutto per andare a vincere in terra varesina, in un palasport dove sono state scritte pagine di basket clamorose e dove entrare ti dà ogni volta i brividi. Da tempo non è più “quella” Varese, ma il debuttante (in A) Vertemati ha comunque giocatori come Gentile, Egbunu, Jones e Willis che possono decidere la partita. Pesa l’assenza del play Kell. Aver tesserato in extremis Amato non è ovviamente la stessa cosa. L’altro debuttante (in Italia) Magro ne ha qualcuno in più, deve solo riuscire a incanalare nei giusti binari il talento di Mitrou Long, il dinamismo di Cobbins e Gabriel, la mano armata di Della Valle. Giusto per citare i Big Four, ma non vorremmo dimenticarci di Petrucelli rivelazione del campionato e di una panchina da dove possono alzarsi l’Eboua che sogna l’Nba, Moss che è pur sempre David Moss anche se con 38 anni sulle spalle, il fortemente rivoluto Laquintana, l’energico Burns, il Moore sul quale Magro fa grande affidamento e il Parrillo che vorremmo sempre avere in una nostra squadra.

Pubblico. Vincere a Varese non è mai semplice anche per via del calore che arriva dagli spalti alla squadra di casa. Domani (ore 17.15 la palla a due) non sarà però come al solito: il 35% di capienza limitata nei palasport, che a breve ci auguriamo diventi almeno il 50% come pare ormai certo, toglie ai biancorossi un’arma importante. E’ quindi il primo miss-match che PB è chiamata a sfruttare. Per iniziare a scrivere una nuova storia. Cambiando il finale del solito inizio.