MAGRO TRA CRITICHE, PRECONCETTI E L’OMBRA DI ESPOSITO

Una vittoria in sei partite ufficiali e l’allenatore è già sul banco degli imputati. Ma la sua idea di basket ha bisogno di tempo

Brescia. Lo sport agonistico è come la vita: va di fretta. Anche troppo. E così dopo sei partite ufficiali e una sola vittoria il coach della Germani Pallacanestro Brescia Alessandro Magro è, o sarebbe, già in discussione. Di sicuro è sul banco degli imputati. Sono due cose diverse, anche se il confine è labile. Il Giornale di Brescia di oggi parla di “riflessioni già in atto in società” e identifica nelle prossime due partite, a Trieste e con Napoli, tappe che non possono essere fallite dal tecnico al debutto come head coach nel campionato di serie A. Pena l’esonero. Perchè di questo, suvvia, si parla. Non di altro. Ma davvero siamo già a questi punti? Facendo questo lavoro da almeno sei lustri abbiamo maturato la convinzione che se un giornalista si esprime in modo piuttosto chiaro, e l’articolo in questione lo è, significa che ha degli strumenti. E di solito questi strumenti arrivano dall’interno delle società. Chi, se non gli stessi dirigenti, possono consentire a un giornalista di scrivere con tale sicurezza lo svilupparsi di certi scenari? Come dite: i procuratori? Si certo ci sono anche loro, ma anche le loro informazioni arrivano dai dirigenti. Quindi il cerchio si chiude in fretta.

Il precedente. Accadde anche a chi scrive quando a un mese e mezzo dalla fine del campionato 2019-20 pubblicammo sullo stesso giornale in questione che il destino di Andrea Diana era segnato a prescindere da come sarebbe finito il campionato (play off o non play off, alla fine fu non play off) e che il nuovo allenatore sarebbe stato Vincenzo Esposito. Diana reagì stizzito in conferenza stampa e da quel giorno non ci rivolse più la parola. I fatti però andarono come la nostra fonte ci aveva detto. La storia non è opinabile e soprattutto a volte è più facile prendersela con il giornalista di turno piuttosto che con i propri dirigenti. Ma quella è ormai un’altra storia. A noi e a voi lettori adesso interessa questa. Non essendo protagonisti diretti della vicenda Magro non possiamo sapere di che tipo sia la fonte che ha fatto mettere in discussione la panchina del tecnico fiorentino, ma registriamo che non ci sono state smentite societarie nella giornata di oggi. Quando in passato ci furono comunicati stampa per molto meno.

State buoni se potete. Quindi ripetiamo la domanda retorica e al vento: davvero siamo già a questi punti? Sì è vero che la Germani di Magro ha già perso due volte con Treviso, una con Napoli, Varese e Tortona (le ultime tre squadre non trascendentali mentre di fronte alla Nutribullets, reduce anche dalla vittoria nel derby con Venezia, facciamo chapeau) e ha vinto solo al PalaBarbuto tra Supercoppa e campionato, ma la squadra non ha mai sbracato, non ci è sembrata in balìa dell’avversario per tutto il match. Ha sicuramente degli alti e bassi, non riesce a chiudere le partite o a girarle definitivamente dalla propria parte, ma non pensiamo che patron Ferrari non avesse messo in preventivo un periodo di rodaggio. E’ stato lui stesso tre settimane fa a chiedere pazienza e ora siamo certi che ne avrà.

Più fiducia nel comandante. Alessandro Magro è stato chiaro nell’illustrare il basket che vuole proporre a Brescia: ruoli intercambiabili, difesa aggressiva, corsa e transizioni. E’ un qualcosa di rivoluzionario nel basket italiano. Soprattutto per quanto riguardo il primo punto. Qui siamo ancora abituati al play che fa il play, al pivot che fa il pivot e via cantando. Facciamo ancora fatica ad accettare le combo o i “5” sui 2 metri di altezza o poco più. Certe pressioni sull’allenatore della Germani 2.0 ci sembrano però davvero ingenerose. Sicuramente sta commettendo degli errori come ad esempio insistere su Moore che porta palla, che chiama i giochi o tenta i pick and roll con Cobbins, senz’altro l’allenatore potrebbe dare più spazio a Laquintana e Parrillo quando c’è da marcare l’esterno avversario on fire (vedi Gentile o Daum, che anche se hanno più centimetri e fisico in un basket dai ruoli intercambiabili non dovrebbe essere un problema per un fatto di coerenza), ma quest’uomo ha il diritto di poter lavorare in pace. Ci sta che la gente testimoni la sua disapprovazione per scelte non condivisibili, ma ricordiamoci pur sempre che è lo stesso Alessandro Magro del quale in molti dicevano – quando allenava Andrea Diana – che dirigesse le operazioni quasi più del capo allenatore. E di questo tutti si rallegravano, dandogliene atto, perchè quella Germani si salvò in carrozza il primo anno e il secondo arrivò fino alla semifinale scudetto e alla finale di Coppa Italia.

Il passato non ritorna. Troviamo inoltre spiacevole la voce di popolo che circola già dal pre-campionato: “Se Magro dovesse andare male, Ferrari ha già pronto il ritorno di Esposito che tanto è ancora sotto contratto”. Inutile negarlo: la sentiamo tutti questa vocina fastidiosa che circola negli anfratti del PalaLeonessa, tra i muri della città, sulla bocca di molti addetti ai lavori. Ognuno è giusto che la pensi a proprio modo, ci mancherebbe, ma un po’ fiducia, rispetto e calore verso Magro sarebbero ingredienti opportuni e graditi. Non è il caso di prendere esempio dal calcio, senza per altro dover andare molto lontano da casa nostra per capire di cosa stiamo parlando, con colpi di testa che non appartengono alle persone sagge e lungimiranti.

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