MITROU LONG: “MI PIACE SEGNARE, MA ANCORA DI PIÙ COINVOLGERE I COMPAGNI”

Il play-guardia della Germani a Basket Time 2.0: “E’ cambiata l’attenzione ai dettagli. Credo molto nei segni del destino, sono cresciuto in una famiglia religiosa”

Brescia. Nazareth Mitrou Long, autore di diciassette punti nella vittoriosa trasferta della Germani a Sassari, ha rilasciato un’intervista in esclusiva per la trasmissione “Basket Time 2.0”. Eccola.  

Naz, cosa è cambiato nella squadra tra le prime tre sconfitte e le successive due vittorie, tra l’altro in partite tutt’altro che banali? 

«Penso che il più grande cambiamento sia stato l’attenzione ai dettagli, coach Magro e il suo staff ci raccomandano infatti le stesse cose, ma è cambiato qualcosa in noi nell’attenzione riguardo i dettagli, lo stare insieme e la concentrazione durante la partita stessa». 

Era sorta un po’ di tensione nella squadra dopo i primi risultati negativi? C’è invece adesso un po’ più di armonia? 

«Chiaramente ogni partita è importante ed è normale che dopo tre sconfitte si crei della pressione. Siamo stati bravi però a non proiettarla su noi stessi, ciò che ci dice infatti l’allenatore è di tenere sempre un alto livello di prestazione ma al contempo una grande dose di umiltà». 

Si è vista chiaramente in Sardegna la ritrovata attenzione in ogni momento della partita. Quali sono le tue sensazioni riguardo il tuo lavoro e il relativo processo di crescita del gruppo? 

«Sono molto contento del gruppo, ovviamente vincere fa bene, ma ciò che mi crea maggiore fiducia è il fatto che il lavoro durante la settimana abbia pagato durante la partita, spero quindi potremo continuare su questa strada». 

Su cosa invece credi di dover lavorare di più, sia per te sia per la squadra?

«Come squadra credo che dobbiamo continuare a lavorare soprattutto dal punto di vista difensivo. Dobbiamo infatti attenerci al piano partita stando però anche attenti ai dettagli. Da parte mia invece devo continuare il mio processo di conoscenza del gioco europeo, molto fisico ed adattarmi ad un campionato molto difficile». 

Cosa significa per te l’abbraccio a fine partita con il coach e i compagni? 

«Avere un rapporto così intenso con un allenatore come AlessandroMagro, che dal punto di vista tecnico io reputo un genio, è tutto, soprattutto per il mio ruolo. In quell’abbraccio c’è una comprensione reciproca, entrambi lavoriamo duro e ci rivediamo in quel gesto». 

Come ti stai trovando con il metro arbitrale? 

«Non è un lavoro facile fare l’arbitro, ho molto rispetto per ciò che fanno. Ci sono tre persone che devono seguire tutto ciò che accade sul campo, non solo i movimenti del corpo, ma anche il linguaggio verbale. Dal mio punto di vista stanno facendo un grande lavoro». 

Sandro Marelli, ex giocatore del Basket Brescia Leonessa, ha creato con il fratello un progetto chiamato “Extra pass “, nel quale collaborano con dei college. Hanno lavorato con Northernland Iowa, molto vicino all’ Iowa State nel quale tu hai giocato. Che ricordi hai di quelle partite? Tra l’altro a Northernland c’era un preparatore di Brescia, Andrea Comini, che hai incontrato senza saperlo…

«Ho tantissimi ricordi di quelle partite. Erano un grande team, ricordo delle grandi sfide, loro erano degli underdog che tentavano sempre di emergere. Non sapevo di Comini, il mondo del basket è davvero piccolo ( ride, ndr)”

Brescia allora era nel tuo destino…

«Credo molto nel destino, sotto il mio appartamento dove vivo c’è un bar chiamato Agust che richiama un po’ la mia città d’origine. Io credo in queste coincidenze, sarò strano, ma ci credo». 

Il basket che stai trovando qui in Italia ricorda più quello del college o quello del campionato NBA? 

“Il basket qui in Italia mi ricorda assolutamente il basket NBA, in quanto trovo anche delle somiglianze con il tipo di giocatori che affronto. Il gioco è molto più fisico, i giocatori sono talentuosi, c’è una grande intelligenza cestistica molto più simile a quella del massimo campionato americano, rispetto a quella del College». 

Ci puoi menzionare uno o due ricordi della tua esperienza in NBA, magari qualche campione contro cui hai giocato o qualche grande partita che hai disputato

Un ricordo nitido della mia esperienza in NBA è la partita contro i Denver Nuggets, nella quale mi sono aperto il sopracciglio e porto ancora i segni di quel taglio. Per quanto riguarda invece la partita scelgo l’incontro a Milwaukee contro George Hill, uno dei miei idoli di infanzia. È stato un onore giocare contro di lui».

Conosci la rivalità contro la Fortitudo Bologna? I tifosi ci terrebbero tantissimo a vincere domenica…

«No, non lo sapevo. Devo confessare però che in ogni palazzetto in cui andiamo sento la rivalità perché i tifosi sono davvero appassionati e riescono a creare un ambiente davvero ostile in cui giocare». 

Stai tirando poco o nulla da tre punti. Come mai? Preferisci scaricare la palla a giocatori come Della Valle, Petruccelli, Moss, grandi tiratori da 3? 

«Questa è la mia domanda preferita, perché preferisco molto di più parlare dei miei compagni che di me stesso. Non sto tirando molto da tre perché ho un altro ruolo, il mio compito è quello di creare. Della Valle, a mio avviso, è il miglior tiratore da tre del campionato, ma sono altrettanto bravi anche Moss e Petruccelli. Io posso prendermi quei tiri, ma il mio compito è creare le situazioni affinché i miei compagni possano farlo». 

Un paio di ultime domande personali. “Nazareth “, il tuo nome, ha chiaramente dei risvolti religiosi. Provieni da una famiglia spirituale?

«Sia io che i miei fratelli ci consideriamo degli uomini religiosi, credo fortemente ci sia una forza superiore a regolare ciascuno di noi, il mondo in cui la si chiama poco importa. La mia famiglia è ovviamente molto religiosa e ciò si nota nel nome che han deciso di darmi». 

Chi è Mitrou Long fuori dal campo? 

«Sono un ragazzo molto semplice, non faccio molto. Potrei guardare basket tutto il giorno, amo molto il cibo salutare, anche prepararmelo, nel mio tempo libero faccio videochiamate con la mia famiglia per stare loro vicino, tutto ciò che faccio però coinvolge il basket, che è la mia vita».

Francesco Fanzani

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