MAGRO: “SERVE UNA SINTESI DI QUANTO FATTO CON NAPOLI E SASSARI”

”In cerca di equilibrio tra attacco e difesa e di continuità per la terza vittoria. La squadra è da sempre consapevole del proprio potenziale, solo che c’era frustrazione per le mancate vittorie. Bologna con enorme talento offensivo”

San Zeno. Nella sede operativa della Pallacanestro Brescia, Alessandro Magro ha analizzato i temi di Germani Brescia-Kigili Fortitudo Bologna a poco più 24 ore dal match.

Coach, come sta la squadra a livello psicofisico?

“Siamo reduci da due successi. La partita con Napoli è stata bella da vedere dal punto di vista offensivo mentre la chiave di quella con Sassari è stata sicuramente la difesa. Con la Fortitudo Bologna dovremo riuscire a fare una sintesi di questi due match. La “F” si presenta sul nostro campo con un enorme talento offensivo. Non c’è bisogno di presentare un giocatore, che tra l’altro è bresciano, come Aradori che continua ad essere il miglior realizzatore della squadra. Richardson viene dato come quello che potrebbe essere sostituito dall’arrivo di Langford, ma questo fa sì che avrà extra motivazioni  dopo quello che ha già fatto vedere contro Milano ovvero essere uno che può segnare in tanti modi. Hanno inoltre un pacchetto lunghi di tutto rispetto: anche se non sappiamo bene chi ci sarà e chi no per gli infortuni che hanno, conosco bene Groselle per averlo visto in Polonia e ho massimo rispetto per lui. Benzing gli sta dando veramente tanto. Non voglio fare la carrellata, ma noi rispettiamo molto la Fortitudo. Ci siamo allenati duramente perchè per dare corpo alle ultime due partite vogliamo fare un altro passo avanti con una vittoria casalinga. Dovremo limitare i loro tanti talenti offensivi ed è per quello che dobbiamo ripetere la gara di Sassari. Sono impaziente che arrivi domani per avere riscontri sulla maturità che deve dimostrare di avere una squadra che ha vinto. C’è l’esigenza di dimostrarlo”. 

Cosa hai detto ai tuoi giocatori per motivarli in settimana?

“Vincere non è mai facile, ma può succedere. Continuare a vincere è più difficile. Se vinci devi essere ancora più duro perchè solo i metalli duri possono squillare. Le due vittorie ci hanno dato un’iniezione di fiducia notevole. La squadra cresce, sta imparando a giocare sempre di più insieme. Sono contentissimo di come Laquintana, Moore ed Eboua si sono allenati questa settimana dimostrando di essere parte del progetto per fare qualcosa in più di quello che stanno facendo finora un po’ timidamente. Questo non significa che giocheranno tanto o giocheranno sicuramente bene, ma sono sulla pagina degli altri e questo è importante. E’ l’unico modo che serve per essere una grande squadra: noi non ci reputiamo ancora tale, ma per diventarlo dobbiamo essere sempre sul pezzo”. 

Cinque starting five diversi in cinque partite, come mai?

“Cerco l’equilibrio migliore tra quelli che iniziano e quelli che poi vanno nelle rotazioni. Questo è il motivo per cui non abbiamo mai visto Moss e Petrucelli insieme. Cobbins è un giocatore che ha un’affidabilità altissima: non è il calcio dove scegli gli undici e poi entrano in tre, adesso poi nemmeno più il calcio è così fisso perchè entrano in cinque. Nel basket si entra e si esce. Se guardi il quintetto non ci sono promossi o bocciati, ma solo quintetti che ben si accoppiano all’avversario. A Vares avevo fatto partire Eboua perchè temevamo Jones spalle a canestro. Contro Napoli una delle idee, che poi non abbiamo cavalcato perchè il confronto con lo staff è serrato e quotidiano, era partire con Della Valle dall’inizio per non sottoporlo subito al confronto con Rich. Eravamo reduci da tre sconfitte di fila e quindi abbiamo preferito andare avanti in modo regolare perchè ci serviva un impatto di un certo tipo. Non bisognerà scandalizzarsi se ci saranno quintetti che cambieranno ancora”. 

La squadra ha ora cambiato davvero il suo potenziale?

“Finora abbiamo avuto il problema contrario: da subito la squadra ha percepito il suo potenziale, che mi auguro non sia ancora il 100% poi però è subentrata la frustrazione di non concretizzare la convinzione in vittorie. La frustrazione è parallela all’aspettativa. Poi aggiustando qualcosa, come ad esempio le scelte al tiro di Mitrou Long e il suo modo di innescare i compagni, abbiamo capito cosa fare: a Cobbins la palla è meglio passarla in un certo modo, se vai in transizione è meglio se passi la palla a Della Valle piuttosto che ad altri. La squadra ha potenziale, ma se vediamo le altre partite scopriamo che Bologna perde a Napoli e che Milano quando ha il doppio impegno non è così rullo compressore. Tutti possono vincere con tutti. Bisogna stare attenti a prendere i punti che le grandi lasciano per strada. Guardate Venezia, non finirà il campionato dove è adesso”. 

A Sassari a un certo punto c’erano in campo Moore, Laquintana e Mitrou Long. Come mai ha portato palla Lee?

“Abbiamo esplorato vari quintetti. A Sassari la partita è girata con lo “small ball”. Vi assicuro che in questi giorni Moore si è allenato come un professore da playmaker. Domenica l’ha portata lui perchè non era marcato. Laquintana mi ha detto che Logan gliela sporcava molto e bene dal palleggio quindi abbiamo scelto altro”. 

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