BURNS: “ASSURDA LA MIA VICENDA DOPING, PERSI 10 KG. E’ STATO TERRIBILE”

L’italo americano della Germani in un’intervista a “Basket Time 2.0”: “La squadra di quest’anno è più forte mentalmente di quella dell’anno scorso. Con i nuovi metodi di allenamento di Magro mi trovo molto bene”

Brescia. Christian Burns ha rilasciato un’intervista esclusiva per “Basket Time 2.0” andata in onda ieri sera su VideoBrescia Sport e Bresciacanestro.com. “Redburns” è tornato anche sulla vicenda doping che lo aveva reso ingiustamente protagonista, prima della definitiva assoluzione. 

Dopo le prime tre partite si parlava di salvezza come unico obiettivo possibile per la Germani. Ora si inizia già a parlare di playoff. Qual è, secondo te, l’obiettivo a cui può ambire questa squadra? 

«È ancora molto presto per dirlo. Siamo ancora agli inizi della stagione, quindi il nostro obiettivo per adesso è cercare di migliorare giorno dopo giorno». 

Senti di aver trovato la forma fisica che cercavi? 

«Si. Personalmente mi sento molto in forma. Durante la preseason ho avuto qualche infortunio che mi ha fatto rimanere indietro come condizione, ma oggi mi sento in forma». 

Da fuori traspare che finalmente questa squadra ha ingranato, si nota la maggiore serenità e la maggiore fiducia anche negli schemi. È così? 

«Si, sono convinto di questo. L’allenatore ha fatto un grande lavoro, modificando alcune situazioni di gioco sia difensive che offensive. Parlo anche per i miei compagni, questo processo di crescita ci sta rendendo molto più uniti»

Ti trovi più a tuo agio nel giocare subito dopo la fine del riscaldamento? 

«Si, preferisco giocare subito dopo il riscaldamento. Ma se non succede non c’è problema, il mio obiettivo è farmi trovare pronto in ogni momento». 

In questo momento stai giocando da “numero cinque “. Ti consideri più un “numero quattro “o un cinque? 

«Non lo so, sinceramente preferisco giocare da 5, però ho giocato tutta la mia carriera da numero quattro, quindi mi adatto al modo di giocare della squadra». 

Che differenze noti tra quest’anno e l’anno scorso, dal punto di vista del gruppo e della filosofia di gioco? 

«Mentalmente questa squadra è più forte rispetto a quella dell’anno scorso. Abbiamo iniziato in maniera difficoltosa perché abbiamo perso le prime tre partite, ma ciò che ci rende speciali è il fatto che, nonostante le tre vittorie, abbiamo la consapevolezza di dover continuare a lavorare e migliorare. Siamo sulla strada giusta, fissi sui nostri obiettivi e credo sia quello che ci rende speciali: saper far gruppo e stare insieme. In una recente intervista mi han chiesto il perché non sorridevo, gli ho risposto “perché abbiamo perso tre partite “, ora chiaramente è più semplice sorridere, ma la forza del nostro gruppo è proprio questa: saper far gruppo e restare sempre sul pezzo».

Come è cambiata invece la metodologia di allenamento? Sappiamo che ad esempio vi allenate nelle ore centrali del giorno e avete un nutrizionista. Sono metodologie simili a quelle di Milano e Cantù? 

«In effetti mi ricorda molto il metodo Armani che avevamo con coach Messina, più che con coach Pianigiani. Ci sono similitudini con il mondo NBA: noi giocatori arriviamo al palazzetto una volta sola, ma facciamo tutto, sia terapie, sia lezioni tattiche, sia piani individuali». 

Qual è la cosa che ti ha fatto più piacere ritrovare, oltre al basket, qui a Brescia? 

«Devo essere sincero: ritrovare il nostro pubblico mi ha reso felice. Ho ritrovato un’atmosfera simile a quella di cinque anni fa». 

E fuori dal basket? 

«Mi piace il fatto che in città si riconosca quello che facciamo, i fans mi salutano, ad esempio dopo la partita di Sassari si sono comportati davvero bene con me, facendomi anche i complimenti per la prestazione». 

Non hi mai voluto parlare della vicenda doping che ti ha coinvolto. Cosa ti ha lasciato quell’esperienza?

«Ah, potrei scriverci un libro! È stata una delle esperienze più difficili della mia vita: tutta la mia famiglia è rimasta coinvolta, ero vivo ma avrei potuto avere la carriera rovinata. Ho dovuto combattere con la depressione, ho perso peso, 10 chili, e ora che ne sono uscito riesco ad apprezzare molto di più quello che ho, ovvero il basket, che è la mia vita». 

Quanto ti senti italiano? 

«Sto iniziando a sentirmi molto più italiano. L’Italia è parte della mia vita, sono qui dal 2013, mi piacerebbe portare qui anche mia moglie e i miei figli che vivono negli Stati Uniti, ma questo è un po’ più complicato». 

Ultima domanda, qualche parola di bresciano l’hai imparata? 

«Pirlo. Quello da bere (ride, ndr). Lo adoro».

Francesco Fanzani

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