EBOUA: “DAL CAMERUN PER STUDIARE E GIOCARE A BASKET, SOGNO ANCORA A STELLE E STRISCE”

”Con Jenkins sento che posso migliorare, non ho mai pensato di andare in un’altra squadra per giocare di più. Il nostro segreto è l’alchimia che si è creata dentro e fuori dal campo”

Brescia. Intervistato da Basket time 2.0, Paul Eboua, ci racconta dei suoi esordi, di come stia lavorando duro a Brescia per migliorarsi, ritagliarsi un maggior minutaggio, e continuare a cullare il sogno NBA.

Paul che ruolo ti senti di ricoprire in squadra? Ala, pivot?

“Mi sento un power small forward quindi un 4 o 5 e nel futuro voglio migliorare anche per poter giocare qualche minuto da 3”

E’ un gran momento per la squadra con sei vittorie consecutive e sette nelle ultime otto gare disputate, siete, a detta di tutti, la squadra più in forma del momento, reduci da una grande vittoria tutt’altro che scontata a Venezia. Quale è, secondo te, il segreto di questo momento?

“E’ il fatto che stiamo lavorando molto bene in palestra, siamo bene organizzati, dalla palestra, i lavori individuali con Isaac Jenkins, siamo molto concentrati sui nostri miglioramenti. Questo secondo me è il segreto”

Quale è la forza della squadra in questo momento a tuo avviso? La difesa, l’attacco, l’alchimia tra i giocatori?

“Indubbiamente l’alchimia, giochiamo insieme e nessuno di noi è “selfish” egoista; facciamo tutto insieme, ciò che chiede l’allenatore e quello che si prova prima della partita lo portiamo esattamente in campo tutti insieme. Siamo tutti sintonizzati ed è la nostra forza”

Mentre a inizio stagione cosa non funzionava? Il fatto che eravate in troppi nuovi e non vi conoscevate l’un l’altro?

“Sicuramente, la squadra era molto fresca, si trattava di un progetto completamente nuovo, e abbiamo dovuto imparare a conoscerci. Era solo un inizio per tutto e per tutti. Ora conosciamo le nostre forze e le debolezze e su quello lavoriamo, soprattutto su ciò che non facciamo così bene per renderlo migliore”

Mancano un paio di settimane alla Final Eight. Pensi che se la Germani vi arrivasse in queste buone condizioni, possa pensare di vincerla?

“Penso che siamo in uno stato di forma che ci può permettere di fare cose buone che arriveranno se andiamo avanti su questa strada”

Prima ci sono due partite da giocare contro la Fortitudo Bologna e poi contro l’Allianz Trieste. Quali le insidie con Fortitudo su un campo insidioso, c’è il rischio di sottovalutarla visto che è ultima in classifica?

“Non si sottovaluta nessuno, andremo lì a giocare bene in un campo, quello del Paladozza, dove è sempre bello andare. Rispetteremo, come dice sempre coach Magro che ci ricorda in primo luogo il rispetto e l’umiltà come essenziali, anche se andremo a giocare duro mettendo in campo la nostra pallacanestro”

Finora per te il minutaggio è stato poco. Cosa ne pensi? Sei un po’ deluso? Pensi di meritare più minuti in campo? Pensi di dover fare di più per guadagnartelo?

“Penso di dover continuare a lavorare e lavorare. Lo faccio col personal trainer, con Isaac Jenkins, e questo mi permette di migliorare. Penso di essere sulla buona strada”

Cosa ci racconti della tua storia? Sei originario del Camerun (per la precisione della capitale Yaoundé). Come e perché arrivi in Italia e che ricordi hai dei primi anni qui?

“Io sono arrivato che ero piccolo, ho dei bei ricordi ho iniziato a giocare da piccolo e ho avuto qualche difficoltà a conciliare scuola e basket ma le ho superate. Maurizio Sallucci, il mio agente di allora, che oggi non c’è più, mi ha dato i contatti con la Stella Azzurra, una grande società che ha scommesso su di me e mi ha permesso di migliorare e poi fare quello che faccio oggi”

In Italia con la tua famiglia siete venuti per cercare lavoro?

“In realtà sono venuto da solo, non con la mia famiglia. Mio padre mi ha permesso di venire qui perché voleva per me la possibilità di venire a scuola e lo sto facendo tuttora come prima cosa anche per il futuro. Poi ovviamente perché giocassi a pallacanestro”

Quanti anni avevi quando sei venuto qui e quanto ti è costato lasciare la tua famiglia e il tuo Paese?

“Mi è costato tanto lasciare famiglia, scuola e amici e ricominciare tutto daccapo. Ma era anche un’opportunità che mi si presentava e mio padre me ne ha dato la possibilità. Io ero molto attaccato a mio padre. Maurizio ci ha parlato e lui si è convinto a lasciarmi tentare il mio futuro. Non sono venuto a scherzare. Ho lavorato duro. Ho fatto camp internazionali, ho provato il draft sulla base del lavoro duro che ho svolto e continuo a farlo”

Hai doppio passaporto suppongo. Quanto orgoglio hai dell’essere camerunense e quanto ti senti ancora camerunense? In questi giorni c’è la Coppa d’Africa, tu tifi per il Camerun?

“Tifo sicuramente per il Camerun per cui sono molto orgoglioso. Ho solo il passaporto camerunense, non ho passaporto italiano. Sono molto attaccato al mio Paese.

Per quanto riguarda la tua esperienza NBA? Ti dichiari eleggibile nel 2020, inizialmente nessuna franchigia ti sceglie; poi i Miami Heat ti fanno un contratto che viene preso dai Brooklyn Nets, giochi in G-League e poi quest’estate il camp con i Milwakee Bucks. Cosa è stata l’America per te in questi anni e cosa è adesso se guardi al futuro?

“Sono stato con i Miami dopo che non mi hanno scelto, e visto che loro non facevano la G-League a Orlando sono andato con i Brooklyn ma non ero a mio agio e sono tornato a Pesaro per pò tornare a fare la Summer League con i Milwakee anche se dovevo farla con i Brooklyn ma all’ultimo momento ho dovuto cambiare agente, loro avevano un roster molto lungo e sono passato ai Milwakee con cui mi sono trovato molto bene e ho fatto un’esperienza pazzesca. L’America mi ha fatto screscere come persona e come giocatore. Mi ha allargato la mente per come devo lavorare, come posso crescere ed arrivare a quei livelli. E ora, a Brescia, sono molto fortunato perché ho la possibilità di lavorare in tal senso con anche un player developer come Isaac Jenkins”

Dopo averla solo sfiorata quindi tu credi ancora nella NBA, nella possibilità di sbarcare definitivamente e giocare lì?

“Io credo che posso diventare un grande giocatore. Per ora lavoro per diventarlo. “

Cosa pensi che ti manchi per diventare un giocatore completo? Il tiro per esempio dalla media lo dalla lunga?

“Mi mancano un paio di cose, soprattutto la buona lettura del gioco e più veloce e , anche se il mio tiro è già solido, avere un tiro più affidabile; soprattutto quello che è importante è essere sincronizzato con la squadra”

Con chi ti trovi meglio dei tuoi compagni di squadra? Chi ti sta insegnando di più oltre ad Isaac Jenkins che hai già citato prima?

“Io mi trovo bene con tutti, siamo un buon gruppo e ci aiutiamo tutti a vicenda. Non c’è una persona in particolare, siamo come una famiglia, ci vogliamo bene in campo e fuori. Vinciamo perché c’è lo spogliatoio e siamo uniti, e ognuno fa sempre qualcosa in più per aiutare l’altro. Io come i miei compagni cerco di aiutare”

Visto che non stai giocando tanto non hai pensato di cambiare società magari giocare in A2?

“No. Penso a lavorare e non distrarmi cercando qualcosa d’altro. A testa bassa , migliorando e anche se non è quest’anno il mio momento arriverà. come dice qualcuno “devi essere pronto per non lavorare ad essere pronto” per cui io mi tengo pronto lavorando per quando arriverà il mio momento”

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