AMEDEO DELLA VALLE, MVP DELLA PRIMA FASE DEL CAMPIONATO: “A BRESCIA HO VISTO IL PROGETTO FATTO APPOSTA PER ME, VOGLIO RIPORTARLA IN EUROPA”

In un podcast di Lba, ADV tra famiglia, passione-ossessione per il basket, allenatori della sua carriera, grandi amicizie dalla pallacanestro come quella con Daniel Hackett, Nazionale, esperienze all’estero, il college U.S.A. e tanto altro

Amedeo guardi ancora tutto il basket possibile e immaginabile come qualche anno fa?

“Ho cercato di semplificare un minimo durante la stagione guardando solo il basket europeo. Non seguo più il college e pochissima NBA fino ai play off, ma seguo quasi tutto il basket europeo”

Il fatto di essere considerato l’MVP del campionato, per te, si può considerare una rivincita?

“Sicuramente, è una motivazione grande per me e dalle motivazioni nasce tutto e questa ‘ossessione’ che ho per la pallacanestro anche giocata porta i suoi frutti. Ci è voluto del tempo, mi sono dovuto rilanciare ma sono contento di essere dove sono adesso”.

Poco tempo fa, Alessandro Magro ha paragonato te e Naz Mitrou-Long a McIntyre e Kaukenas dei tempi di Siena. Quante casse di Dolcetto d’Alba gli hai mandato?

“È stato molto generoso (ride, ndr). Sono due fuoriclasse e con uno ci ho anche giocato. I paragoni nel mondo dello sport sono sempre difficili perché nessun giocatore è replicabile. Quello che però mi fa piacere è che coach Magro abbia questa opinione di noi perché è molto preparato e merita il successo che sta avendo”.

… A proposito di bottiglie, nel 2016 ti eri imposto di non bere nemmeno un goccio, quanto è durata?

“Era durata un po’, ad un certo punto, in occasione di un evento avevo detto che avrei resistito un anno e poi sono stati sei mesi!”

Ti capita spesso di iniziare l’azione con la palla in mano. La reputi una necessità o proprio ti piace?

“Mi piace molto, mi piace il sistema che abbiamo e anche il mio ruolo di creare il gioco per i compagni che facilita sia me che loro ed è anche molto divertente”

Devi sapere che in questi podcast abbiamo il momento “C’è Posta per te” ed è arrivato appunto un messaggio.

E’ il messaggio di Daniel Hackett: “Ciao Amedeo, sono orgogliosissimo della tua prima parte di stagione e spero che continui così con la tua Brescia perché state facendo divertire tanti. Andando al sodo: Ci puoi svelare qualche trucco sulla tua routine settimanale con cui ti prepari alla partita? Che input stai avendo da coach Magro che è uno che lavora tanto sui fondamentali e sullo specifico? Cosa ti sta dando il coach nell’infrasettimanale e che tipo di lavoro state facendo se puoi dircelo? Inoltre oltre alla professione di giocatore di basket e quella di salumiere, che svolgi benissimo, anche se in top secret, per la terza professione futura stai considerando la professione a luci rosse (poi Ame saprai spiegare a tutti questa cosa)?”

“Capisci che ogni volta che coinvolgi quel personaggio che è Daniel Hackett ne escono cose del genere! Daniel è come un fratello per me, ne abbiamo passate davvero tante insieme, costantemente compagni di camera dalla Nazionale, abbiamo condiviso gioie e dolori, gli Europei, i Mondiali… E’ stato per me molto importante e penso di esserlo stato anch’io per lui anche per le cose extra campo. Mi fa piacere il suo messaggio. Noi ci sentiamo praticamente tutti i giorni, mi confronto con lui sempre. Per rispondere alla prima domanda, Daniel ha avuto a che fare con coach Magro e sa che è molto preparato. La mia routine settimanale è quella di fare gli allenamenti sempre al massimo cercando di ricreare sempre la partita. Penso che la chiave del mio gioco, grazie a coach Magro sia stata quella di enfatizzare le mie caratteristiche di rapidità di gioco, usare gli hand off, i passaggi e i tiri da tre punti. Magro è stato molto bravo a fare questo, conoscendomi i primi mesi in palestra”

Tornando all’amicizia con Hackett, quante amicizie vere hai nel basket?

“Ce ne sono tante. I compagni diventano tutti dei fratelli, almeno per un determinato periodo. Ci sono quelle che durano per sempre, che uno si ritrova ai matrimoni e alle cose di famiglia e Daniel è così per me”

Tuo padre è arrivato al basket per caso. Tu sei sempre apparso un predestinato eppure non è stato sempre così.

“Non è mai stato facile. Ho dovuto sacrificare tanto. Ho avuto la fortuna di trovarmi sempre in situazioni dove sono riuscito ad imparare qualcosa. Per fortuna non ho subito gravi infortuni però il sacrificio è la base che mi ha insegnato mio padre, io come lui pensiamo che senza mettersi in gioco diventa difficile avere successo”

Diventare più forte del Marchese Carlo della Valle è stato il tuo primo obiettivo?

“E’ molto vero. Ero anche più giovane e magari volevo fare il gallo e alla prima finale scudetto già gli dicevo che ero più forte di lui”

Dido Guerrieri è stato fondamentale per la carriera di tuo padre, quali sono stati, almeno fino ad oggi, gli allenatori più importanti per te?

“Ne ho avuti tanti che mi hanno lasciato qualcosa di davvero importante, partendo da Lorenzo Pansi e Marco Crespi che mi hanno insegnato la disciplina, il mio allenatore delle giovanili ad Alba Alberto Bogliatto, Menetti che mi ha fatto esordire in serie A e togliermi tante soddisfazioni, recentemente Messina col quale si è creato un bel rapporto, Milojevich che ora fa l’assistant coach ai Golden State Warriors, ha avuto un grandissimo impatto su di me in così poco tempo, e anche Alessandro Magro che è un allenatore aperto e moderno. Tutti loro, insieme a Meo Sacchetti che fu il primo a darmi la mia prima vera chance di giocare oltre a Pianigiani ma ero tanto giovane.”

Nel basket italiano la percentuale di figli d’arte, si può dire, che è altissima. Secondo te perché?

“Un po’ nasci con questo “talento”, ce l’hai nel sangue. Ci sono tanti papà che ora guardano i figli giocare. Penso che i figli guardino ai genitori, al proprio padre cercando di essere come il loro eroe”

E ora tuo padre Carlo appunto: “Vorrei sapere da Ame come si fa a passare oltre ai momenti difficili e far sì che questi diventino parte di te e ti aiutino ad essere più forte? E inoltre vorrei che dessi un consiglio a tutti i giocatori giovani italiani che, come te, non sono così fisicamente dotati, come si può diventare dei giocatori di serie A?

“Posso dire che, per il mio esempio, tutte le difficoltà le ho sempre superate grazie alla mia famiglia, sempre presente, mia madre in primis che è la figura con la quale sono cresciuto. Qualsiasi difficoltà io avessi loro sono sempre venuti in mio soccorso dandomi sì conforto ma spronandomi anche a riconoscere il momento di reagire e dare una risposta. Queste sono le cose che mi hanno aiutato. Mi sono stati vicini così come in alcuni momenti mi hanno invitato a reagire da solo per svoltare e uscire dai problemi. Penso che la forza di un giocatore sia vedere come esce da tante situazioni difficili. Tante volte da giovane sono stato categorizzato come troppo leggero, troppo piccolo, troppo poco tante cose, grandissimo talento ma mancavano tante cose; da una parte m i è servito come motivazione, d’altra parte, nel gioco moderno, è vero è importante essere in forma ma tanti giocatori possono avere un ruolo in serie A pur avendo un fisico come il mio; basta esasperare il lavoro e le cose che già uno fa bene facendole benissimo. Quando ho capito che facevo tanto canestro ho esasperato questo modo cercando di farlo ad un livello altissimo e come step successivo ho coinvolto anche i miei compagni. Tutti i giocatori hanno delle lacune, cercare di mascherare e trovarsi il meno possibile in situazioni di difficoltà aiuta appunto a superare queste lacune che vanno combattute ed esasperate allo stesso tempo”

Restando al tema famiglia, tutti ti chiedono di papà, ma la fuoriclasse nell’ombra è tua mamma.

“Sì mia madre è una figura importantissima pur venendo messa da parte, quando c’è da parlare di basket chiamo mio padre ma quando c’è bisogno di farsi le ore di macchina per qualche problema è mia mamma che arriva, il merito scritto e non detto è sempre suo”

E’ vero che eri tifoso della EFFE?

“Sì, sono cresciuto con gli anni d’oro della Fortitudo di Pozzecco, Belinelli e Basile ; ho sempre avuto un debole per quella squadra in quegli anni che sono stati unici”

Che impressione ti ha fatto ritrovare Belinelli come giocatore?

“E’ un giocatore unico; anche lui ha saputo fare le cose che sa fare bene al massimo e lo stimo tanto”

E’ vero che collezioni sneakers e ne hai un armadio pieno?

“Sì ne ho tantissime, le collezionerò fino a quando ho finito di giocare”

La prima esperienza a Casale non iniziò benissimo…

“Sì facevo fatica a dormire da solo, era la prima esperienza fuori dal nido ma Crespi mi aiutò a superare quel momento”

Da Casale all’America, quanto ti hanno insegnato a crescere?

“Tutte queste esperienze mi hanno insegnato tantissimo, mi ritengo molto fortunato e un privilegiato. Tutti i posti in cui sono stato mi hanno dato tanto in quanto a consapevolezza. Aver giocato a vent’anni allo Staples o al Madison Square Garden mi hanno dato un pensiero diverso”

Primo e unico anno di liceo a Fanley e rompi il record di Corey Josef per triple segnate. Cosa è scattato dentro la mente di quell’Amedeo adolescente?

“Lì c’era la linea da tre più vicina e quindi era più facile segnare da tre alla High School! Giocavo con giocatori talmente forti che marcavano tutti loro e io praticamente tiravo sempre libero!”

Un anno dopo Ohio State che tu hai definito un parco giochi. Ci dai qualche dettaglio?

” Parco giochi perché lì c’è tutto quello che un ragazzo di diciotto anni vorrebbe. Hai la fama, le donne a scuola, le feste, sei l’idolo quando esci per strada, hai tutto ciò che un adolescente sogna, come nei film. E’ stato parecchio diseducativo quel periodo e riambientarmi è stata dura. Per immagine, ero addirittura stato candidato a rappresentante della scuola suscitando le ire di coloro che lo facevano seriamente . Qui ho contribuito a portare d’Angelo Russel e ho mantenuto con quasi tutti dei contatti. A Ohio però ho avuto l’opportunità, pur non giocando, di lavorare e allenarmi molto, cosa che ho messo in pratica riuscendo a vincere gli Europei con la Nazionale Under 20″

Parlando di Reggio Emilia, cosa ci racconti?

“Venivo dal periodo americano, è stato difficilissimo per me riambientarmi e non nascondo che avevo avuto anche dei pentimenti, avrei voluto tornare negli States. Tante volte, nel finale di stagione, ho pensato di avere sbagliato scelta, è stato molto complicato, facevo fatica in campo, fuori dal campo, in tutto. ero molto giovane e avevo voglia di spaccare tutto e non riuscivo a giocare, la prima persona con cui me la presi era coach Menetti, ma poi siamo diventati amici”

Il feeling con i lituani di quelle annate a Reggio?

“Con Kaukenas, era duro, ma mi ha dato l’esempio di allenamento e sacrificio; Labrinovic era il più burlone, il più simpatico, sempre di buonumore magari meno uomo di palestra ma grande uomo di spogliatoio. Lì ho incontrato anche il Cincia, anche lui criticato molto ma è un grande giocatore, un grande lavoratore che ha fatto delle sue difficoltà e dei suoi limiti tecnici una forza; è migliorato in tante cose”

Pentito, dopo la finale di Eurocup, delle scelte fatte successivamente?

“No, è stata una scelta che avrei rifatto”

Perché la scelta di Brescia?

“Volevo tornare in Italia e rilanciarmi. Sono tornato con il mio procuratore italiano che è Virginio Bernardi; volevo trovare la situazione che faceva per me; ho visto e vedo Brescia come una piazza sana, il proprietario Mauro Ferrari mi ha detto che voleva me come immagine della società e dell’azienda e io non ci ho pensato due volte. La persona che ha avuto una fortissima influenza sulla mia scelta è proprio Mauro Ferrari”

Hai già fissato il tuo target attuale?

“Il mio principale obiettivo ad oggi è riportare Brescia in Europa. Siamo sulla strada giusta, stiamo facendo tanto ma poi vedremo i risultati solo alla fine dell’anno”.

Cosa avrebbe fatto Amedeo se non fosse stato cestista?

“Bella domanda. Probabilmente avrei fatto l’assicuratore assieme a mio padre o qualche lavoro con gli animali o con il mare. Qualcosa di totalmente diverso dal basket”.

condividi news

ultime news