I MIEI DUELLI CON D’ANTONI E UNA GERMANI CHE PUO’ TUTTO

Brescia. Al Palaleonessa, domenica arriva l’Olimpia Milano di Don Ettore. Brescia-Milano: scontri acerrimi, ma sempre nel limite della correttezza (o quasi).

Voltandomi indietro, pur non essendo un nostalgico, ricordo gli incontri disputati contro Milano sempre come una finale scudetto. Milano è sempre stata la squadra dei ricchi, dei campioni, delle scarpette rosse,e belle divise, società di grandi tradizioni, noi provinciali di Brescia, cercavamo di difenderci contro tutto e contro tutti, anche contro la politica. Non voglio riaprire una ferita che negli anni non so se si è mai rimarginata. Io quella ferita non ce l’ho, anche perchè quell’anno mi sono trasferito a Venezia, ma ai miei compagni che l’hanno vissuta in prima persona. penso non sia ancora passata.Posso dirlo senza alcun timore: Brescia meritava almeno la semifinale scudetto. Personalmente, penso che il giocatore che ho studiato di più nella mia vita sia stato Mike D’Antoni em lo dico con orgoglio, l’uomo capace di non farti dormire la sera prima dell’incontro. Da lui penso di aver imparato alcune cose che mi sono servite poi nel proseguo della mia carriera cestista, ma anche lui aveva i suoi punti deboli. Non amava giocare contro giocatori veloci, come lo stesso Piet, non so se con la pallacanestro moderna di oggi sarebbero stati quei grandissimi giocatori di allora. I play ragionatori oggi sono giocatori lenti. Il segreto per fermare Mike, era di non farlo entrare in partita,quindi era importante portarlo in giro per il campo, è stato proprio il suo soprannome, a farmi riflettere. 

Arsenio Lupin, non amava tanto star giù sulle gambe, ma preferiva usare mani e braccia, se cadevi nel suo gioco eri finito e lui in questo, lui era un maestro a direzionare i portatori di palla avversari, dove voleva lui per poi come Arsenio, rubargli il pallone… Sapeva benissimo quando poteva osare e quando no, forte del fatto che dietro aveva le spalle coperte da dei tipi come Bob McAdoo Meneghin, Gallinari e i Boselli. Il mio compito non terminava nel batterlo, ma dovevo stare molto attento a come potevo batterlo, guardando i giocatori che stavano dietro di lui. Se Meneghin andava in panchina potevo battere D’Antoni da quella parte. Lui soffriva abbastanza i pari ruolo che si muovevano molto, anche perchè se guardiamo bene di atletismo ne aveva poco e questo era un ingrediente che dovevo usare per non farlo entrare in partita. Tirando anche da fuori non gli davo dei punti facili di riferimento, quindi anche per lui era dura. Era durissima per me passare sul pick and roll quando Meneghin nello schema Elle portava un blocco a Mike.

Godeva della massima fiducia da parte di Dan Peterson, poteva fare zero su sei al tiro, ma restava in campo e questo non è poco per un playmaker, anche perchè il tiro che contava lo metteva sempre dentro, quindi bisognava stare quaranta minuti con le antenne alzate. Domenica non ci sarà Mike, e tantomeno Dino, ma Don Ettore ne schiererà di pari bravura, e senza forse, anche di più bravi, Rodriguez, direi che ci metterà del suo, Mitrou Long che non ama molto i playmaker di pari bravura, speriamo che non si eclissi come in Coppa Italia. Non dimentichiamo che Milano arriverà a Brescia al completo. Questa partita per ambo le squadre, sarà un’oliva non facile da succhiare per Brescia, inoltre Milano questo venerdi non giocherà in casa contro il Bayern di Monaco per Covid. Direi Brescia-Milano è quasi un derby, e come tutti i derby sono partite speciali, con un tasso di adrenalina completamente diverso di quando si gioca una partita normale. I derby vanno vinti! Pallacanestro Brescia, vorremmo tutti a fine partita, subire l’effetto Midriasi, quell’effetto che fa allargare le nostre pupille quando cadiamo in una situazione di stupore, che poi visti gli ultimi dieci risultati, tanto stupore non sarebbe.

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