ALTRIMENTI CI ARRABBIAMO

Sotto di 16 nel terzo quarto, la Germani dà vita a una clamorosa rimonta e s’impone anche a Pesaro: dodicesima vittoria consecutiva, aumenta il vantaggio nella corsa al terzo posto (+8) e ora è a caccia a un altro record

Pesaro. Lo sapevate che il numero 12 viene considerato il più sacro insieme al tre e al sette perché la sua riduzione equivale a quello della perfezione (12= 1+2=3) ? Ovviamente nemmeno noi, ma qualcosa dobbiamo pur andare a cercare per trovare sempre il nuovo e in grado di stupire come sta facendo da mesi la Germani giunta alla dodicesima vittoria consecutiva. Il 12 è il simbolo della prova iniziatica fondamentale, quella che permette di passare da un piano ordinario ad un piano superiore, sacro. E qui ci fermiamo perché altrimenti qualcuno ci crede davvero e ricomincia a tirar fuori quella parola che non ha ancora alcun senso di esistere abbinata alla Pallacanestro Brescia: scudetto.

Un arcobaleno di Mitrou Long. Foto GiulioCiamillo / Ciamillo-Castoria

L’analisi. Ma mi faccia il piacere! Direbbe Totò… Semmai è proprio da partite come questa a Pesaro che, seppur vinta in modo ancora una volta magistrale, bisogna capire la fragilità di una squadra che quando pensa di essere imbattibile si scopre uguale a tante altre. Alla Vitrifrigo (seconda vittoria stagionale e se solo si potesse rigiocare quella semifinale con Milano…) è stata una Germani versione Bud Spencer e Terence Hill: ha preso pugni, schiaffi, ha incassato, è rimasta in piedi e poi ha iniziato a ridarle di santa ragione fino a stendere chi aveva davanti. Sì, una Germani da ”Altrimenti ci arrabbiamo” per riprendere lo spunto che ci ha dato Ferrari nel dopo partita e per non chiamarci fuori dal rifacimento del film della Dune Buggy che è nei cinema proprio in questi giorni. Una Germani finita anche a -16 a terzo quarto inoltrato, che doveva scontare una settimana dove le partitelle vere sono state al massimo da 3 contro 3, che ha perso Cobbins dopo soli 13’ e Burns a 2’e 30” dalla fine quando i due punti erano ancora da certificare. Magro a fine partita avrebbe potuto celebrare solo l’ennesima impresa, ma ha preferito sottolineare anche gli aspetti negativi: segnale di una mentalità vincente che non va dispersa. E nel giorno in cui, grazie alle sconfitte di Reggio Emilia e Tortona, il vantaggio sulle dirette concorrenti nella corsa al terzo posto è salito a + 8 (a 7 giornate dalla fine), la mente corre già alla gara di domenica al PalaLeonessa con Trento: la tredicesima vittoria consecutiva vorrebbe dire raggiungere il quinto posto all time nella classifica delle strisce di vittorie consecutive del campionato italiano. Per gli insaziabili c’è sempre un nuovo giorno.

Mitrou Long in palleggio mentre Burns gli copre le spalle Foto/ Ciamillo-Castoria

La partita. Il primo quarto è da run and gun, le retine si gonfiano con le triple. Della Valle segna 15 punti in 9’: erano 8 sul 7-10 del 3’ e 13 sul 15-17 di metà quarto. Nelle fila di Pesaro Delfino è implacabile da 3, Lamb non è da meno e la Carpegna va sul 27-23 a 1’ dalla sirena. Lo tiene fino a 2” grazie a difese arcigne e quando Moss commette un fallo evitabile a metà campo, Lamb fa solo 1/3 in lunetta, ma è quanto basta per scavare il primo solchetto con 10/15 dal campo (67%) e 5/6 da 3.    

Zanotti (100 partite in serie A) lo corregge subito sul +8 nel primo pallone del secondo quarto: 31-23. I marchigiani continuano a svettare a rimbalzo dopo il 7-4 del mini intervallo e con 2 liberi di Jones c’è il nuovo massimo vantaggio interno: 37-28. E’ una Germani insolitamente imprecisa: sbaglia anche appoggi da sotto, fragile in difesa, si fa imbrigliare dall’aggressiva difesa della Carpegna che tocca anche il margine in doppia cifra. Brescia sta a galla con i liberi (Petrucelli per il 38-33), ma Jones segna e prende i rimbalzi in testa a tutti, Moretti dall’arco ridefinisce il +10: 43-33. Mitrou Long spadella (2/7 al rientro negli spogliati), anche a Della Valle non entra più nulla e Demetrio regala persino il +12 ai suoi: 47-35.  Al 20’ è 48-38: 41% dal campo per Brescia (4/14 da 3). 

Rientro da incubo dagli spogliatoi: la Germani stavolta ha la maglia di Pesaro, i marchigiani difendono fortissimo e corrono in contropiede. Mejeris al 3’ inchioda il +15: 57-42. Magro è furibondo con gli arbitri e va fino in campo a protestare, ma non è colpa dei fischietti e lui lo sa bene: è un cinema per prendersi il tecnico con cui provare a scuotere i suoi. Sarà una chiave di volta, anche se nell’imminenza sembra tutto inutile perché la Germani sprofonda a -16. Con un mini-break di Burns, Mitrou Long e Petrucelli a -4’e 13” , Brescia torna -10 (60-50), ma un tecnico a Naz è il calcio al secchio del latte. Dal 64-50 che sembra una sentenza, con i canestri di Gabriel e Petrucelli ecco il clamoroso rientro in partita al 30’ grazie a un parzialone di 10-0 senza Della Valle in campo. 

Pesaro continua a sanguinare: Mitrou Long e Laquintana coronano la rincorsa sul 64 pari. Non paga, Brescia mette il naso avanti con Moss: 64-67. La partita diventa una giungla senza esclusione di colpi: 70-74 a 5’ dalla fine (Mitrou Long 11). La benzina della Carpegna scarseggia, un tap in di Petrucelli a -3’ e 12” vale il 72-78 (massimo vantaggio esterno). Pesaro in lunetta è un pianto, ma una stoppata di Mejeris su Petrucelli e il canestro di Jones sul versante opposto ridanno fiato ai locali: 76-78 a -1’ e 50”. Della Valle, tenuto fresco per l’occasione, mette la tripla del +5 che è d’importanza capitale. Moss s’inventa un canestro galleggiando nell’aria, Mitrou Long deve uscire per 5 falli, Moretti con due liberi dà ancora una speranza ai suoi: 80-83 a -55”. Ci pensa Petrucelli da cameriere a ridare il +5 esterno a 32” dalla fine. Della Valle in versione bulldog obbliga Delfino all’infrazione di 5” in rimessa. L’argentino è l’ultimo ad abbandonare la nave (tripla dell’ 83-86 a -20”). In lunetta non trema però la mano di Laquintana ed è il dodicesimo sigillo consecutivo di una stagione che comunque finirà è già indimenticabile. 

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