PETRUCELLI: “LA DIFESA E’ UNA MISSIONE CHE NOBILITA IL GIOCATORE. MITROU-LONG L’ATTACCANTE PIU’ FORTE”

Intervistato da Filippo Stasi per la rubrica della LBA “5 domande a …” il numero 7 della Germani racconta della sua prima esperienza italiana e del successo della sua squadra

Brescia. I giocatori della Germani sono sempre molto richiesti per interviste e commenti. Lba ha scelto John Petrucelli per la sua rubrica.

Dopo 12 vittorie consecutive, il proverbio “sky is the limit” sembra non essere tale solo per la Germani non credi?

“Siamo felici per come stanno andando e anche per le 12 vittorie, ma non tanto per il record quanto ci teniamo a concludere nel miglior modo possibile la regular season. Dovremo sfruttare le ultime sette partite per migliorarci ancora in vista dei play-off. Poi vorremo fare del nostro meglio anche nella post season, ma è troppo presto per focalizzarci su quello che verrà a maggio. Per concludere al terzo posto in classifica dobbiamo continuare a mantenere la concentrazione degli ultimi mesi per arrivare in fiducia e pronti ai play off sperando di giocare più partite possibili e regalare tante emozioni ai nostri tifosi”.

Dopo un inizio faticoso e in salita, ora state letteralmente volando. Cosa ha fatto quel “click” che vi ha permesso di svoltare in positivo la stagione?

“Ad inizio stagione non siamo stati brillanti e costanti, ma era normale avere alti e bassi, la squadra era completamente nuova e con tanti giocatori esordienti nel campionato italiano (compreso me), e aveva bisogno di qualche mese di rodaggio. Serve tempo per conoscersi a vicenda, sviluppare un livello di intesa reciproca soddisfacente e imparare cosa ama fare il proprio compagno e come aiutarsi a vicenda. Siamo partiti da zero e a maggior ragione quello che siamo riusciti a costruire da agosto ad oggi è notevole, ci rende orgogliosi del nostro lavoro quotidiano e ci motiva a continuare a spingere. Ci abbiamo messo un po’, ma ognuno di noi doveva comprendere il proprio ruolo in squadra, calarsi nello stesso e interpretarlo al meglio e con la massima efficienza. Da qualche tempo abbiamo trovato un equilibrio tale da permetterci di performare al meglio come collettivo. Non credo ci sia stato un momento particolare, una scintilla, fa tutto parte di un processo che, a lungo andare, sta dando i suoi frutti maturi”.

Spesso l’opinione pubblica tende a soffermarsi sul “dynamic duo” della Germani Brescia, costituito da Amedeo della Valle e Nazareth Mitrou-Long che sono, senza dubbio, i leader tecnici del gruppo, ma forse uno dei segreti di Brescia risiede nella profondità di un roster che può fare affidamento anche sull’esperienza dei diversi veterani, sei d’accordo?

“Al 100% Naz e Amedeo sono due giocatori di altissimo livello e i loro numeri in attacco non possono certo passare inosservati. E’ giusto che siano loro spesso a prendersi le responsabilità offensive perché hanno un talento sopra la media nel mettere punti a tabellone e a creare spazi che noi compagni dobbiamo sempre essere pronti ad aggredire, anche perché ormai le difese avversarie preparano spesso le partite cercando di arginare le nostre due principali fonti di attacco per cui la nostra forza è sicuramente quella di trovare soluzioni alternative nel corso del match stesso. A turno siamo tutti in grado di fare step-up, sgravando i nostri ball-handlers e prendendo a nostra volta iniziative pericolose. Lo facciamo noi esterni con Lee Moore e Tommy Laquintana che dalla panchina subentrano sempre con un impatto positivo in termini di energia, così come noi lunghi. Inoltre l’esperienza di Gabriel, Burns e capitan Moss è un valore aggiunto enorme: serve sempre avere dalla propria parte giocatori navigati nella categoria e nel basket europeo in generale. Siamo davvero un grande gruppo, capace di trovare risorse diverse a seconda dell’andamento della partita e di coprire le spalle alle nostre stelle nel caso gli capiti una partita meno brillante del solito. E coach Magro sta facendo naturalmente un ottimo lavoro affinché ciò avvenga”.

Il tuo cognome è italiano e infatti a breve concluderai i documenti per il passaporto. I tuoi trisnonni lasciarono l’Italia più di un secolo fa per emigrare in America. Che effetto fa riscoprire le proprie radici più profonde, trovandoti nel posto dove queste sono ancorate? E cosa ti sta piacendo di più della tua esperienza italiana?

“Ho sempre desiderato giocare col mio cognome stampato sulla divisa di una squadra di serie A. Finalmente quest’estate si è presentata l’opportunità di Brescia e non me la sono fatta sfuggire. Per il passaporto sono in attesa ancora di un paio di documenti poi dovrebbe essere fatta. La mia famiglia ha origini campane ed è rimasta affettivamente legata all’Italia. Sono contento di essere qui e di poter godere della bellezza incredibile che questa nazione offre, le tipicità regionali, i costumi, le specialità culinarie. Dovete sapere che sono un mangione e un appassionato di storia, soprattutto antica. Non vedo l’ora di visitare Roma e il Meridione quando la stagione sportiva sarà finita e lo farò con calma”.

Sei considerato dalla maggior parte degli appassionati di basket italiano uno dei migliori difensori della serie A. Per cui non passiamo non chiederti chi è l’attaccante che ti ha creato più grattacapi fin qui?

“Rispondo sinceramente anche se potrei sembrare di parte: Mitrou-Long rappresenta una minaccia incredibile da disinnescare quando ha la palla in mano. E’ in grado di farti male in qualsiasi modo, perché gioca aggressivo, è esplosivo, ha un primo passo bruciante, un buon tiro dal palleggio… Veramente non è per niente facile capire che soluzione adotterà per provare a batterti. Ogni giorno in allenamento ho una missione molto sfidante ad attendermi, quando lo marco cerco sempre di creargli più noie possibile in modo che arrivi al giorno della gara abituato ad avere a che fare con difese rudi seppur pronto ad imporre il suo ritmo. Per fortuna il giorno della partita il problema passa agli avversari!”.

Per quanto riguarda invece la tua attitudine difensiva, come la nutri quotidianamente, e cosa diresti ai giovani per stimolarli ad eccellere anche nella propria metà campo?

“Considero la difesa una missione che nobilita il tuo status di giocatore. Se l’attacco è basato sulle proprie abilità – allenabili, ma il talento fa la sua parte- in difesa è tutta una questione di cuore, tenacia e motivazione. Va detto che la tecnica difensiva non va trascurata, ma alla fine quando si parla di difesa si tratta solo di applicazione e voglia di riconquistare il possesso palla senza subire. Difendere duramente richiede uno sforzo che non tutti riescono a garantire, sebbene tutti potenzialmente possono essere dei buoni difensori. Per me resta fondamentalmente una questione di cuore. Quanto sei disposto a sacrificarti pur di riuscire a fermare il tuo avversario? Ai giovani suggerisco di porsi questa domanda e di trovare in loro stessi la motivazione adeguata per rispondersi”.

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