TELEMARKET BASKET BRESCIA, 30 ANNI FA IL GRANDE FLOP (ASCOLTA IL NOSTRO PODCAST CON LE VOCI DEI PROTAGONISTI)

Lo sport non è fatto solo di successi, trionfi, coppe alzate, festeggiamenti. Ci sono anche i grandi flop, che a distanza di anni meritano di essere raccontati per provare a capire cosa diavolo successe in un’annata che doveva essere di grandi soddisfazioni e che invece si trasformò in un incubo sportivo. 

E’ il caso della Telemarket Basket Brescia, che nella stagione 1991-92 partì con l’obiettivo di andare in serie A1 e invece in pochi mesi si ritrovò nell’inferno della serie B. Uno psicodramma sotto canestro. 

Nell’estate del 1991 Giorgio Corbelli, il re delle televendite, decide di fare le cose in grande per ridare la massima serie a Brescia: vende Vicinelli a Reggio Emilia per 4 miliardi, prende Cessel dalla Fortitudo Bologna per 2 più il il cartellino di Gelsomini e i diritti di Conner Henry e Bonaccorsi da Livorno per 3 miliardi. Era ancora il basket dei cartellini e con l’entrata in scena del Messaggero a Roma e della Benetton a Treviso per i giocatori, anche di A2, c’erano quotazioni calcistiche.

Claudio Bonaccorsi, preferito a Busca e Ferraiolo, viene presentato lunedi 10 giugno. “Dopo Fantozzi e Brunamonti che giocano in A1 e per noi sono inaccessibili – dice Corbelli – è il miglior play italiano”.

Dopo Bonaccorsi, si punta a Cessel e Wendell Alexis. L’acquisto di Cessel viene perfezionato il 16 giugno, nel giorno del suo 22esimo compleanno. Il pivot ricorda così il suo arrivo a Brescia. 

Contestualmente arriva anche la guardia-ala Giovanni Troiano dalla Corona Cremona. Sales si sbottona: “Se prendiamo anche l’ala americana che abbiamo in mente possiamo puntare all’A1”. Corbelli va oltre: “Gli investimenti che stiamo facendo non servono solo per andare quest’anno in A1, ma anche per restarci”. 

Corbelli e Sales si trasferiscono a Roma dove sono in corso di svolgimento gli Europei (l’Italia di Gamba vincerà l’argento perdendo la finale contro la Jugoslavia alla sua ultima apparizione con questo nome) e impazza il mercato. Non sono convinti di tenere Paci, lo offrono in giro e cercano un’altra guardia: Sonaglia viene scartato perchè troppo vecchio (32 anni), Bonino (miglior marcatore della serie B) perchè non conosce bene la serie A2. Spunta il nome di Teso in uscita da Napoli. 

L’8 luglio si chiude il mercato dei giocatori. Paci è ancora in rosa. Corbelli è tranchant: “Deve rivedere le sue richieste economiche, altrimenti possiamo pur sempre cederlo in serie B”.  Per lo straniero che ancora manca spunta il nome del nazionale jugoslavo e Partizan Belgrado Zarko Paspalj, fresco reduce dall’esperienza in NBA con i San Antonio Spurs. 

Venerdì 2 agosto la squadra viene presentata in un ristorante di Cologne. Corbelli spiega il mancato affare Alexis: “Avevamo già trovato l’accordo con il giocatore da 650.000 dollari netti in due anni e con Siena per 220 milioni per i diritti, ma il giorno dopo l’hanno venduto a Trapani. Questa non è serietà”. Manca Sales, che è negli Stati Uniti alla ricerca del secondo americano da affiancare al confermato Plummer. Esce il nome di Andrè Spencer, letteralmente ribattezzato il Michael Jordan dei poveri.

Per Giorgio Corbelli quella del 1991 è un’estate calda anche extra basket: con Telemarket punta ad avere la concessione sulle nuove frequenze e per entrare in certi paletti imposti dalla legge Mammì inizia le trattative per acquistare da Longarini la neonata Gazzetta di Brescia. A due giorni da Ferragosto, l’atteso annuncio: la Telemarket ha preso Andy Toolson, ex Utah Jazz, cugino di Danny Ainge. Dopo una pre-season altalenante, il campionato inizia il 22 settembre. “Partire bene è un obbligo” titola Bresciaoggi. Per la Telemarket è subito una Caporetto: perde 117-74 in casa con Firenze, nemmeno una delle favorite per la vittoria finale. E pensare che il 10 luglio, alla pubblicazione dei calendari, quello di Brescia era stato definito un avvio morbido. Corbelli se la prende anche con la mancanza di pubblico: “Solo 200 abbonati e quattro gatti sugli spalti. Ho speso 7 miliardi quest’estate e spendo 800 milioni per giocare al San Filippo. A fine stagione chiudo e porto la squadra a Milano”. Sul Giornale di Brescia il caposervizio dello sport Gianni Gianluppi scrive: “Corbelli, anzichè prendersela con la città assente, farebbe meglio a pensare a una squadra costruita evidentemente male pur dopo promesse ambiziose”. 

Il 27 novembre con un record di 3 vinte e 4 perse, in seguito alla battuta d’arresto a Rimini con la Marr, l’americano Andy Toolson viene tagliato “per dare uno scossone alla squadra”, si legge nel comunicato del club. Il giorno dopo Giorgio Corbelli presenta il sostituto: è Michael Smith, ex Boston Celtics, uno che ha giocato anche con Larry Bird, Robert Perish, Kevin McHale, Brian Show, Reggie Lewis. Ma dal Boston Garden al San Filippo qualcosa si rompe e dopo un buon inizio, anche Smith si perde nel grigiore generale. Il 4 dicembre, con una serie aperta di cinque sconfitte consecutive che hanno fatto precipitare Brescia in zona retrocessione, cade anche la testa del direttore sportivo Giorgio Maggi. La striscia si allunga a sette e il 13 dicembre si dimette anche Riccardo Sales: Corbelli assegna la panchina al vice Luca Dal Monte, giunto a Brescia due anni prima come assistente di Piero Pasini. La scossa stavolta sembra esserci: le vittorie interne con Udine e Mangiaebevi Fortitudo Bologna (entrambe superando i 100 punti) riportano un po’ di serenità nell’ambiente, ma in seguito alle sconfitte di Ferrara e Firenze, Bonaccorsi viene messo fuori squadra per motivi disciplinari, costretto ad allenarsi con la juniores. 

Due partite senza Bonaccorsi, con Edoardo Colonna in regia e Paci ad aiutarlo portare su palla: una sconfitta in casa con Desio e il colpaccio a Reggio Emilia. Terminato il castigo, Bonaccorsi viene rientregato per la partita in casa con la Breeze Milano (ex Arese) persa comunque dalla Telemarket. Va male anche a Napoli e Montecatini, matura una vittoria in casa con Rimini, ma ecco di nuovo i ko: a Pistoia e in casa con Venezia.  

Il finale di campionato è a dir poco rocambolesco. La Telemarket entra in una sinusoide che illude e disillude. Il 2 marzo viene tagliato anche Michael Smith, accusato di scarso impegno e quindi indicato come capro espiatorio nella grave sconfitta interna con la Scaini Venezia. Corbelli assicura: “Non lo pagheremo, giocava contro. Siamo pronti anche ad affrontare un contenzioso”. 

Ci si attende un esterno, si prova a riportare a Brescia Conner Henry. Alla fine si va su un lungo: per far coppia con Plummer, arriva Hernan Montenegro, quarto straniero, argentino giramondo, che il giorno della presentazione si presenta – al fianco di coach Dal Monte e del presidente Corbelli – con un giubbotto di pelle nera, il classico chiodo, che fa molto fighter. “Non vengo da Los Angelese – dice il nuovo arrivato – ma dai sobborghi di Bahia Blanca, dove c’è la fame. Con la mia Nazionale ho vinto un bronzo ai campionati americani. Conosco il vostro campionato perchè ho già giocato a Pavia”.

Il suo impatto è positivo: la Telemarket vince a Fabriano con 29 punti di Bonaccorsi e 19 di Mazzoni. Montenegro non segna, ma difende alla morte. Decisamente meglio fa nella partita successiva in casa con Sassari: 29 punti e 15 rimbalzi. Sotto canestro Brescia domina (22 punti anche per Plummer) e la spunta al supplementare. A quattro giornate dalla fine la Telemarket è salva, con due punti di vantaggio su Fortitudo e Ferrara e la prospettiva di poter affrontare l’ormai aritmeticamente retrocessa Udine.

C’è però anche la partita al San Filippo con la capolista Panasonic Reggio Calabria che deve vincere per aggiudicarsi il testa a testa con Montecatini: e i reggini vincono facile con sei uomini in doppia cifra (16 punti per Sandro Santoro, futuro general manager del Basket Brescia Leonessa). Fortitudo e Ferrara battono Venezia e Montecatini. Tre squadre appaiate a 20 punti: due si salveranno, una retrocederà. La Telemarket spreca clamorosamente il bonus Udine: nel match giocato sul neutro di Treviso (29 gli spettatori paganti), Brescia viene travolta dai 45 punti di Andrew Gaze, ma anche dalla buona prestazione di un 19enne Pozzecco. Titolone di Bresciaoggi: “Telemarket senza vergogna”.

Ma non è ancora finita: ora ci sono i due match spareggio. Già: per uno scherzo del destino il calendario ha previsto proprio la trasferta a Bologna con la Fortitudo: se Brescia vince è salva e condanna i felsinei. Vince la Mangiaebevi, pur giocando con un solo americano: è Dallamora (37 punti) a fare i bambini con i baffi per la gioia di Luca Carboni in parterre a tifare. C’è ancora un’ultimissima chance: bisogna battere Ferrara al San Filippo di 17 punti opppure vincere con qualsiasi punteggio e sperare che Bologna perda a Reggio Emilia contro una squadra che deve fare i due punti per acciuffare i play off promozione. “Telemarket, se non vince di 17 Sidis…pera” titola il 2 aprile 1992 il Giornale di Brescia giocando sul nome dello sponsor dei reggiani: i supermercati Sidis. 

Brescia vince 78-72, Bologna tessera in tempo Teo Alibegovic che senza aver praticamente mai visto i compagni di squadra entra in campo e segna 29 punti trascinando la Fortitudo alla vittoria a Reggio Emilia e quindi alla salvezza , condannando al contempo la Telemarket a una retrocessione che a ripensarci ancora oggi non trova una logica spiegazione. 

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