LUCA VITALI IN ESCLUSIVA: ”IL TEMPO AIUTA A DIMENTICARE LE AMAREZZE, NON HO NULLA DA DIMOSTRARE. BRESCIA E’ DOVE DOVEVA ESSERE E ORA ME L’ASPETTO ALMENO IN SEMIFINALE PLAY OFF”

A Bresciacanestro.com parla il grande ex di Gevi Napoli-Germani: ”Le mie emozioni sarebbero state più intense se si fosse giocato al PalaLeonessa. Tengo con me tantissimi bei ricordi di quei cinque anni. Non bisogna stupirsi di vedere la Germani al terzo posto: roster lungo, budget importante e Ferrari parlava di voler vincere un trofeo già quando era sponsor. Io non adatto al gioco di Magro? Allora non dovrei esserlo nemmeno per quello di Buscaglia, invece mi trovo benissimo”

Napoli. Luca Vitali è persona di rara intelligenza. Qui non si tratta di parlare solo di basket, ma innanzitutto di spessore culturale, di sagacia, di savoir faire e infatti in questa intervista, che ha deciso di rilasciare in esclusiva a Bresciacanestro.com, pur non facendo polemica qualcosa tra le righe fa passare. Quello che vuole, quello che ritiene giusto. C’è grande attesa per la partita di sabato tra Gevi Napoli e Germani Brescia che metterà il play bolognese per la prima volta di fronte alla squadra nella quale ha giocato negli ultimi cinque anni dove ha fatto registrare numeri importantissimi, dando la svolta alla storia della pallacanestro in città, prima che il tutto s’interrompesse bruscamente con una messa fuori rosa nonostante ancora un anno di contratto.

Dal club di patron Ferrari nei mesi scorsi sono arrivate spiegazioni, analisi, verità su questa vicenda che ha toccato, sarebbe sciocco negarlo o dimenticarlo, anche momenti di grande tensione. Oggi è la volta di sentire anche la versione ”vitaliana”.

Luca, prima o poi doveva arrivare questa partita: come stai vivendo la vigilia?

”Serenamente. E dovete credermi. Il tempo aiuta a dimenticare e perdonare certe cose. Brescia è parte del mio cuore, una seconda casa. Sarà bello rivedere alcuni amici, per il resto è una partita di basket normale e nulla più. Forse se avessimo giocato al PalaLeonessa ci sarebbero state emozioni più intense perchè avrei visto ancora più amici di quanti ne vedrò sabato a Napoli e perchè di quel palazzetto, che ho visto crescere mattone dopo mattone, conosco ogni angolo”.

Luca Vitali in estate mentre si allenava a parte, pur essendo ancora tesserato con la Germani

Inutile essere ipocriti, nella vita e nello sport esiste la voglia di rivalsa: giocherai anche per questo?

“No. E anche qui sono molto onesto. Da Brescia mi sono portato via cinque anni bellissimi. Ho dato tanto e tanto ho ricevuto. Mi tengo la consapevolezza che se Brescia è diventata quello che è adesso, nella cartina della pallacanestro italiana ed europea, è stato anche grazie al mio contributo. E parlo non solo della prima squadra, ma pure del progetto Accademy che ho avuto il privilegio di poter condurre. Per il resto siccome a Brescia ho giocato cinque anni e la gente mi conosce bene, non penso di dover dimostrare nulla di particolare a nessuno nella partita di questo sabato”.

Hai davvero già dimenticato i primi sei mesi di questa stagione nei quali dovevi allenarti a parte perché non facevi più parte del progetto tecnico?

“Sì, appunto per l’amore che mi lega alla città di Brescia. Dal punto di vista mentale ho cercato di vivere quel periodo rimanendo me stesso, concentrandomi su palestra, lavoro e famiglia. Quando sono arrivato nell’estate del 2016 era tutto nuovo, da scoprire, ma ho avuto fin da subito la forte sensazione che ci fossero grandi potenzialità. Certo se ripensiamo a quel primo anno mi viene in mente che non c’era il PalaLeonessa, che iniziammo con una squadra dal roster risicato eppure ci salvammo bene dopo una partenza difficile, conquistando persino una semifinale di Coppa Italia dopo aver eliminato Venezia che a fine stagione avrebbe vinto lo scudetto. Mauro Ferrari era al primo anno da sponsor, ma già lo sentivo parlare della voglia che aveva di vincere prima o poi un trofeo quindi non mi meraviglio che quest’anno abbia investito tanto per costruire una grande squadra”.

L’obiettivo di quest’anno era però solo la salvezza…

”Mauro Ferrari è un imprenditore di successo e ha ben chiaro sempre quello che vuole ottenere”.

Quindi non sei sorpreso di affrontare una Germani terza in classifica e reduce da tredici vittorie consecutive?

”Brescia adesso è esattamente dove doveva stare. E’ una squadra lunga, forte e conoscendo bene Mauro Ferrari so che voleva portare la squadra a questo livello. Ora si aspetta dal suo staff la conquista di un trofeo. La Germani può inoltre contare su due giocatori fenomenali come Mitrou Long e Della Valle, assolutamente immarcabili”.

Pensi addirittura che Brescia possa diventare una competitor per il titolo? Se non già in questo finale di stagione, nella prossima stagione o al massimo tra due anni?

”Già in questo momento la Germani è la squadra più in forma del campionato quindi è la migliore e rispetto a Milano e Virtus Bologna, che arriveranno ai play off sicuramente un po’ logore per via anche del pesante impegno europeo, ha giocato solo una volta alla settimana. Sarà un grande vantaggio. Me l’aspetto almeno in semifinale scudetto, mi meraviglierei di non vederla arrivare in fondo…”.

Questa Germani è più forte di quella che con te arrivò in semifinale nel 2018?

”Sicuramente sì. Noi non avevamo la qualità che c’è ora per budget e per numero di giocatori”.

Pensi che la scorsa estate la tua esclusione dal progetto sia stata solo tecnica, non essendo tu un giocatore da basket di corsa come aveva in mente Magro, o credi di aver pagato anche la tua personalità che ogni tanto viene definita ingombrante e quindi si è preferito non creare incompatibilità caratteriali ?

”Questa è una domanda che andrebbe fatta a chi ha operato la scelta. Io dico solo che oggi mi trovo in un contesto, a Napoli, totalmente diverso dal sistema di pallacanestro in cui ho spesso giocato, perché sappiamo bene tutti come è il basket di Buscaglia, eppure mi trovo benissimo. Ho un ruolo nuovo, ma non ho alcun problema”.

Se ripensi ai tuoi cinque anni con la Germani cosa ricordi con più affetto?

”Tanti momenti. Anzi, tantissimi. Del primo anno, dove scrivemmo già una parte di storia, ho detto. Poi ovviamente la cavalcata che ci ha portato alla finale di Coppa Italia e alla semifinale scudetto piuttosto che il raggiungimento delle Top 16 in Eurocup. Per quanto mi riguarda cito i canestri con le bolognesi, il record di assist contro la mia ex squadra Cremona, quel passaggio a Landry a tutto campo sul quale lui va a schiacciare andandola a prendere in cielo e che fece sussultare in telecronaca proprio tu che mi stai facendo questa intervista e che dicesti (insieme a Fabio Fossati, ndr) che una cosa così a Brescia non si era mai vista. Momenti che mai potrò scordare e che rimarranno sempre nel mio cuore”.

Il progetto Accademy quanto è stato difficile da pianificare e concretizzare?

”All’inizio non c’era apertura da parte delle società del territorio, ma spendendomi in prima persona, mettendo davanti a tutto il mio personaggio e quella che era stata fin lì la mia carriera, siamo riusciti ad eliminare quella sorta di campanilismo che contribuiva a tenere chiuse certe porte. Ora ci sono società affiliate alla Pallacanestro Brescia grazie proprio al lavoro che abbiamo fatto negli anni con il settore giovanile”.

Chiudiamo in leggerezza: pensi di giocare almeno fino a 40 anni? Chi smetterà prima tra te e David Moss?

”Lui ha tre anni più di me, ma anche un fisico ancora pazzesco. Diciamo che con me c’è il vantaggio di… non dover spendere un visto”.

E l’intervista finisce con una risata rotonda, sincera, serena da parte del grande ex di Gevi Napoli-Germani Brescia che sabato sera avrà sicuramente qualche spunto in più, di una partita che altrimenti sarebbe stata normale, per stimolarne la visione.

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