MAGRO: “NON SOTTOVALUTEREMO SCAFATI, NEOPROMOSSA DI ALTO LIVELLO. L’ EUROCUP CI AIUTA A CAPIRE DOVE LAVORARE”

“La gente si aspetta che vinceremo la partita di domenica e ci sta, loro arriveranno all’arma bianca. A 40 anni mi sento un uomo fortunato, anche se ho fatto sacrifici posso dire di non aver mai lavorato un giorno nella mia vita. Tra 10 anni mi vedo ancora a Brescia se i risultati arriveranno e le ambizioni cresceranno, io sono molto ambizioso”

San Zeno. Tre giorni dopo la sconfitta di Badalona e a due dalla gara di domenica (ore 19.30) al PalaLeonessa con Scafati, Alessandro Magro nel giorno del suo 40esimo compleanno analizza temi di Eurocup e campionato, ma parla anche del suo traguardo personale e del suo futuro. 

Coach, che gara vi aspetta domenica? 

“Scafati ha tenuto un gruppo di italiani che gli hanno permesso di arrivare in serie A al quale ha aggiunto una batteria di americani con su tutti Stone, che ben conosce il campionato italiano, dotato di una taglia fisica notevole e con tanta voglia di riscatto dopo l’esperienza di Venezia. Di Lamb ci ricordiamo a Pesaro, anche lui conosce il campionato. Pinkins e Thompson hanno permesso alla Givova di essere ancora più performante. Sono partiti dovendo incontrare subito Venezia e Milano, due grandi squadre contro cui hanno perso pur dimostrando di saper mettere grandi parziali nella partita; dalla panchina si alzano Ikangi e Rossato che danno energia. Scafati verrà a Brescia con un senso di urgenza per provare a strappare la prima vittoria. Dovremo giocare questa gara per 40’. Così com’è stato con Varese, sarà una partita delicata, dovremo prestare attenzione”. 

Come sta la squadra dopo Badalona?

“Dopo la Coppa si torna con meno allenamenti sulle gambe, ma con l’attenzione su cosa non è andato. Dovremo essere più aggressivi, cercare di segnare piu canestri in contropiede e dare più qualità all’attacco: mancando queste qualità abbiamo subìto il break in Coppa. Deve essere il nostro principio sempre, a prescindere dal livello di aggressività che c’è nella partita. Con la Givova dovremo riuscire a spalmare il contributo di tutti i nostri giocatori sui 40’. Giocare in casa ci darà una spinta in più, vogliamo mantenere il PalaLeonessa inviolato”. 

Cosa ti ha colpito di più di Scafati finora di quello che hai visto nei video?

“Il quintetto di americani è di grande atletismo e fisicità. Sugli esterni hanno grande impatto difensivo. Ikangi, che a Venezia è partito in quintetto, dà un ottimo impatto. Nei rimbalzi offensivi sono molto bravi: anche Rossato dà una mano. A Venezia hanno segnato 25 punti nel primo quarto, con MIlano hanno costretto Messina a chiamare time out dopo 40”: hanno tanti giocatori che nell’arco di una gara possono alternarsi da protagonisti. Non giocherà contro di noi (è ufficiale, non è stato depositato il tesseramento, ndr), ma hanno firmato anche Logan passando al 6+6. Sono una neopromossa solo perchè sono tornati in A dopo tanti anni, ma hanno un’ottima intelaiatura di squadre”. 

Che reazione hai visto dai tuoi ragazzi dopo Badalona durante gli allenamenti che siete riusciti a fare?

“Abbiamo fatto la nostra solita riunione dove abbiamo esaminato il video. Per prima cosa si è notato che l’arbitraggio è stato coerente, anche se diverso dal campionato. In Eurocup le squadre provano a distruggere le tue catene dei blocchi per fermare le bocche di fuoco e così è stato in Spagna. Sapevamo che Guy era quello che segnava di più, ma con noi ha giocato solo 17’ mentre sono usciti Tomic e Ribas gente che ha giocato l’Eurolega. Vedrete che anche Prometey è una squadra eccellente, ancora più atletica di Badalona. Senza mancare di rispetto alla partita di Scafati, questo però è il momento in cui dobbiamo concentraci su di noi ancor prima che sugli avversari e così dovrà essere con Prometey. I giocatori a volte devono trovare la chimica giocando insieme, il bello è riuscire a farlo giocando partite che mettono in palio punti. Se non avessimo giocato a Badalona, quelle difficoltà che sono emerse martedì le avremo trovate tra due o tre settimane. Vero che viaggiamo e ci alleniamo di meno quindi facciamo allenamenti più brevi, ma ben venga l’Eurocup”. 

Domenica sulla carta avete più voi più da perdere di Scafati?

“Loro verranno all’arma bianca, so già che ci metteranno in difficoltà perchè in effetti non hanno niente da perdere. Ragionando per luoghi comuni loro possono dire che saranno più avanti le partite che devono vincere a tutti i costi. La gente si aspetta che portiamo a casa questa partita, non c’è il rischio mentale che la si sottovaluti se siamo concentrati su noi stessi, Scafati cercherà comunque di portarla via. Ogni tre giorni cambia il modo di giocare degli avversari, ma è la vita di chi ha la valigia sempre pronta. Il nostro campionato passa anche da queste vittorie. Chi vince gli scudetti non è chi vince il derby Inter-Milan, ma chi vince contro la Salernitana e l’Empoli”. 

Nel giorno del tuo 40esimo compleanno puoi dire di sentirti un ragazzo fortunato?

“A 40 anni entro finalmente negli anta, anche se sono considerato ancora un giovane allenatore, ora potrete dirlo di meno. Sono ormai passati 18 anni da quando sono partito da casa per provare a fare questo lavoro. Cominciai da Livorno nel 2004 come vice allenatore. Mi sento fortunato, non ho mai lavorato un giorno nella mia vita: vengo retribuito per una cosa che adoro. Ci sono però anche dei sacrifici: non aver vissuto la famiglia e gli amici in questi anni è uno scotto che bisogna pagare. Faccio quello che amo fare. Mia moglie dice che la cosa che più amo è vedere la palle che rimbalza. Faccio questo mestiere con la famiglia qui a Brescia, che è stata lungimirante volendo rimanere qui a vivere quando sono andato in Polonia”. 

Come ti vedi a 50 anni? In una grande squadra o a Brescia che nel frattempo diventa ancora più grande con scudetto ed Eurolega?

“Ho imparato a concentrarmi sul qui e ora. C’è il rischio di vedere disattese le aspettative e o poi si resta con l’illusione. Cerco di fare il meglio con De Benedetto e tutti gli altri. L’obiettivo è creare un progetto di pallacanestro qui a Brescia: serio, dove provare a far crescere i giocatori per stare al passo con le miei migliori e in Europa dove i valori cambiano. Io qua sto bene, ma sono una persona molto ambiziosa. Se i risultati arriveranno e l’ambizione rimarrà alta mi vedo qui a Brescia, dove sto benissimo. Cominciamo però con quello che faremo a Scafati, che poi tutto è collegato”. 

Le rotazioni cambieranno con il passare delle settimane?

“Certo, ci saranno differenze rispetto ad oggi. Quello che non cambia è che bisogna vincere e che i minuti in campo un giocatore se li deve guadagnare. C’è però anche la necessità di tenere in fiducia tutti i giocatori. Caupain e Petrucelli sono stati finora i più spremuti, ma non superano i 25’. Il rischio è che qualcuno si senta già parcheggiato, ma non deve essere così e finora nessuno mi sta dando questa sensazione. Già da domenica comunque vedrete delle sorprese…”

E’ una nuova mentalità per Brescia?

“Sì, nel corso degli anni a Brescia il roster è sempre stato costruito con 10 + 2 elementi o 11 con Parrillo che giocava di meno e un bimbo a completare. Quest’anno siamo in dodici giocatori dodici. Un conto è sapere che giocherai 30 partite, un altro è averne in preventivo un minimo di 48 come quest’anno. Burns è un giocatore italiano, che ha fortemente voluto rimanere in questo gruppo, così come Laquintana. Lì l’anno scorso partiva sempre in quintetto, ora non gioca, ma alla base di tutto c’è l’onestà, la chiarezza: la gente sapeva di che progetto faceva parte. Si può giocare 7” per fare un fallo, stare seduti o  giocare 15 minuti. Gestire 12 giocatori non è come gestirne 10, ma lo step in più è diventare performanti sapendo che se fai tre errori di fila c’è chi può prendere il tuo posto. La pallacanestro è fatta di livelli e non tutti possono farne parte”.

Hai chiesto il regalo di compleanno ai tuoi giocatori?

“Vediamo le prossime due partite…”

condividi news

ultime news