LA GERMANI SCIVOLA AL TREDICESIMO POSTO, UNA SOSTA PER RITROVARSI

Primo bilancio stagionale tra problemi sui due lati del campo e l’onestà intellettuale di Magro che può essere la base di partenza per cambiare passo

Brescia. Ogni stagione sportiva, si sa, ha le proprie peculiarità e fa un po’ “nostalgia autunnale” pensare che lo scorso anno la trasferta del Palaverde aveva regalato una delle migliori prestazioni di singoli e squadra , così come il career high di Amedeo della Valle. Quest’anno la medesima trasferta porta invece a certificare la quarta sconfitta su sei partite giocate in campionato (che dopo i risultati della domenica ha fatto scivolare la Germani al tredicesimo posto con solo due squadre con meno punti) e la necessità, se non di bilanci, ancora troppo provvisori per essere veritieri, quantomeno di una “analisi collettiva” per dirla con le parole di coach Magro. La costante dell’inizio di stagione, sin dalle prime settimane è stata quella delle defezioni per infortuni, che hanno fortemente rallentato soprattutto per i nuovi arrivi, il processo di amalgama col resto del gruppo.

Niente alibi, per una mentalità vincente. L’analisi dei fatti, l’ha già eseguita perfettamente  Alessandro Magro, sia nel pre-gara di venerdì sia nel post gara di ieri. E’ un resoconto lucido e puntuale e sottolineiamo che l’onestà intellettuale del coach e la sua grande disponibilità e trasparenza nel dare spiegazioni e raccontare quali siano le sue idee e quelle dello staff nella gestione tecnico tattica della squadra, non lascino gli appassionati e gli addetti ai lavori con troppi quesiti residui. Niente scuse, niente alibi, sebbene molti siano gli episodi sfortunati sia in termini di infortuni sia di “benevolenza degli dei del basket” che sul buzzer beater fanno entrare di tabella siluri avversari e fan morire sul ferro amico triple ben piazzate su ultime azioni magistralmente costruite. La mentalità vincente non si ferma alle cause esogene, ma passa invece dal “dipende da noi” dal “siamo padroni del nostro destino” e laddove non arrivano fiato e gambe , perché la squadra al momento (con le defezioni delle ultime settimane e il tour de force di ottobre-novembre ) è tutto fuorché lunga e fresca , devono arrivare forza mentale e cattiveria agonistica più collettive. La poca fluidità in attacco e le molte palle perse sono aspetti da migliorare indubbiamente, ma se l’attacco è grande energia e concentrazione la difesa è fatta per lo più di disciplina e sacrificio. Giù le gambe e scivolare, muoversi all’unisono nella difesa a zona, soffrire per non farsi battere in uno contro uno e aiutarsi tra reparti se l’attaccante è più bravo del proprio compagno. Certo è sin troppo inflazionata la frase “Vincere aiuta a vincere “, ma non c’è carburante più efficace del vedere i propri sforzi ripagati dalla vittoria; nell’ultimo mese la frase più ricorrente è invece stata l’altrettanto inflazionata “Mai ‘na gioia”. A tratti sembra che manchi davvero poco per sbloccare alcuni meccanismi o alcuni giocatori… in particolare Massinburg, al quale è da riconoscere un grande potenziale, ma il cui rendimento sino ad ora è stato complessivamente deludente, ma anche Burns sembra troppo spesso un oggetto estraneo, così come Gabriel pare il cugino imbolsito del giocatore visto nei play off della scorsa stagione. Adv e Petrucelli continuano ad essere i leader dell’inizio stagione, ma non può essere tutto sulle loro spalle.

La pausa delle prossime due settimane abbondanti cade a fagiuolo,consente di bendare le ferite, schiarirsi le idee, recuperare fiducia nei propri mezzi e ribilanciarsi sostituendo la paura di perdere con l’auto esigenza che deve far dire “Mo ci ripigliammi tutt chellch’ è o nuost” ovvero giocatori out, referti rosa, posizione in classifica degna del nostro potenziale.

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