CITTADINI: “HO VINTO ANCORA, MA NON E’ DETTO CHE MI RITIRI. LA GERMANI FAREBBE BENE AD ANDARE AVANTI CON MAGRO”

L’ex capitano di Brescia neopromosso in B con Viterbo a 44 anni: “Credo che nella vostra città io venga ricordato meglio che da qualunque altra parte, fosse stato per me non me ne sarei mai andato. Aver mancato i playoff quest’anno non vuol dire che si debba bocciare la stagione e l’operato del coach, in Italia siamo famosi per cambiare guida tecnica alla prima delusione, ma da altre parti non funziona così”

Viterbo. A 44 anni, Alessandro Cittadini ha vinto un altro campionato venendo promosso in serie B con Viterbo. L’ex capitano di Brescia si è raccontato a Bresciacanestro.com e ha fatto le sue valutazioni anche sulla Germani di adesso.

In questi giorni gira la notizia circa un tuo possibile ritiro dalla pallacanestro giocata: è vera questa decisione?

“No, in realtà non ho ancora deciso e mi sto prendendo del tempo: per ora non ho preso una decisione in tal senso, nonostante stia circolando su alcuni siti questa notizia. Vedrò se continuare oppure no, dopo questa bellissima promozione in B a Viterbo: sarò io ovviamente a prendere questa decisione tra un po’ di tempo e a comunicarla”.

La tua è una carriera lunga e con tappe importanti, tra cui la Nazionale: quali sono i momenti che ritieni più significativi?

“Ho iniziato a 15 anni e il primo momento importante è stato uscire da Perugia, la città in cui sono nato, e poi giocare a Bologna, dove ho fatto il settore giovanile alla Fortitudo e c’è stata la mia formazione cestistica. Sicuramente è stato un passaggio importante, così come lo sono stati la Nazionale e i due anni a Brescia. Forse è stato il momento in cui ho espresso la mia miglior pallacanestro e fa parte dei punti più alti della mia carriera: ho fatto due stagioni decisamente buone, terminate con la promozione. Il ricordo di Brescia è unico ed è forse la città in cui sono più ricordato: quando sono tornato con Trieste a giocare da avversario c’è stato un omaggio da parte dei tifosi che è stato speciale e che non penso avvenga spesso”.

Qual è stato il momento più importante dei playoff in A2 fino alla promozione con l’allora Centrale del latte?

“Ogni serie di playoff è stata complicata e sono tutte terminate a gara 5, fin dalla prima serie con Trapani che abbiamo vinto soffrendo da morire: il momento decisivo ed il punto più alto di quella cavalcata penso che sia stato lo “spareggio” a Scafati. La serie successiva con Bologna non è stata semplice ovviamente, ma abbiamo sempre mantenuto il fattore campo: le vittorie che ci hanno “cucito” addosso quel campionato penso fossero quelle con Scafati”.

Poi c’è stata l’A1 e un inizio di stagione difficile, che ha portato anche al tuo trasferimento a Trieste…

“L’impatto non è stato facile, è stato quasi traumatico: parliamo di una squadra che era stata appena allestita per la Serie A1 e il salto da fare era grande. Quella fatica ha portato a dei cambiamenti, io ho dovuto andare via: la partenza del campionato era stata difficile, non mi sarei mai sognato di andare via da Brescia, ma serviva qualche cambiamento e alla fine sono stato sacrificato. Probabilmente la squadra non era pronta, all’inizio, per quel salto così importante”

Di quella squadra che si guadagnò la promozione in A1 è rimasto ancora a Brescia David Moss: quanto è stato importante il suo contributo, anche fuori dal campo?

“Il suo arrivo è stato fondamentale e senza David non so se saremmo saliti in quell’anno: è arrivato magari non al top della forma, ma ha portato un carisma che ci ha fatto tutti giocare meglio. La sua presenza ti stimolava, anche solo guardandolo mentre si allenava: era un campione che giocava in un livello più basso rispetto al suo valore. Mi ricordo bene i primi allenamenti, in cui il solo fatto di averlo lì con noi a lavorare ci faceva dare di più: senza di lui non saremmo saliti, anche se eravamo comunque primi in classifica. E’ stato importante anche il suo apporto fuori dal campo, così come penso che lo sia anche in questa Germani in cui continua a giocare a quasi 40 anni”.

Hai lavorato anche con Alessandro Magro: ti aspettavi che facesse così bene in questi primi anni da capo allenatore a Brescia? Se fosse per te lo riconfermeresti per la prossima stagione?

“Conosco bene Alessandro ed è un allenatore molto preparato e che ha avuto la possibilità di lavorare con colleghi importanti e che per lui immagino siano stati molto formativi: lui ha una marcia in più ed è un buonissimo allenatore. Dopo la vittoria di quest’anno della Coppa Italia, nonostante non siano arrivati i playoff per qualche sconfitta e anche per un po’ di sfortuna, secondo me bisognerebbe prendere il buono di questa stagione e proseguire con lui: il trionfo storico a Torino penso sia sufficiente per la conferma, anche per dare un po’ di continuità. In Italia siamo famosi per cambiare sempre la guida tecnica alla prima difficoltà, ma da altre parti non è così e secondo me la continuità alla fine paga”.

Torneresti a lavorare in uno staff tecnico importante come avevi fatto a Trieste? Pensi ad un possibile futuro da allenatore?

“Ho scelto di trasferirmi qui vicino a casa a Viterbo e, oltre al ruolo di giocatore, faccio l’allenatore a tempo pieno con alcuni gruppi di ragazzi e spero di farlo anche nei prossimi anni. Non so se tornerei in uno staff tecnico importante come lo era quello di Trieste: è un lavoro molto impegnativo che mi toglierebbe tanto tempo e lo toglierebbe per la mia famiglia e i miei figli. Adesso lavoriamo molto bene qui a Viterbo, ho la famiglia vicino e stiamo raggiungendo dei buoni risultati, tra cui le Finali Nazionali raggiunte con l’under 17 (che non alleno io ma il mio collega). Per quanto riguarda il futuro, non dico mai di no e lascio tutte le porte aperte: fare l’assistente mi è piaciuto, ma ti porta a fare un po’ il “nomade” e in questo momento mi piacerebbe mantenere questa stabilità”.

Pensi che questa Germani possa continuare a giocarsela dietro alle “big” e rimanere ai vertici del basket italiano?

“Io sono convinto che Brescia stia facendo molto bene: il fatto che quest’anno la Germani non sia andata ai playoff non dev’essere una bocciatura. C’è un percorso di crescita costante, in cui ci sono stati anche due apparizioni ai playoff e altrettante finali di Coppa Italia, di cui una vinta: il pubblico è sempre presente, la società è solida ed il palazzetto è stato rinnovato. Ci sono tutte le carte in regola per restare ad alti livelli”.