MAGRO: “ROSTER RAGIONATO, NON MI È STATO IMPOSTO. VOGLIAMO ESSERE PIONIERI DI UNA NUOVA DINASTIA”

Il coach della Germani è entusiasta della nuova squadra: “Non siamo più solo un underdog, abbiamo alzato l’asticella. Con Christon e Bilan cambia il sistema. Abbiamo un gruppo con grande talento offensivo, ma che dovrà anche sapersi spendere con sacrificio e umiltà nella fase difensiva”

Brescia. Al termine dell’allenamento di martedì aperto al pubblico, Alessandro Magro si è presentato in sala stampa per commentare il primo mese di lavoro della squadra. Dopo l’intervista rilasciata a Bresciacanestro.com pochi giorni fa, il tecnico fiorentino approfondisce l’idea di pallacanestro che vorrebbe mettere in pratica con questa Germani, fa il punto sul progetto pluriennale di Pallacanestro Brescia e si sofferma sul ruolo e l’importanza di David Moss all’interno dello staff.

Coach, come procede il cammino di avvicinamento alla Supercoppa e alla prima giornata di campionato?

“Stiamo lavorando ormai da un mese, abbiamo deciso di iniziare a giocare presto perché abbiamo l’opportunità di disputare una competizione che può farci alzare un altro trofeo. E’ giusto provare ad arrivare pronti, speriamo anche più pronti delle altre squadre che hanno avuto anche giocatori impegnati al mondiale. L’anno scorso abbiamo avuto un precampionato abbastanza travagliato, invece già oggi abbiamo la squadra al completo. Sono contento di quello che sto vedendo, ovvero una squadra consapevole del suo potenziale. Rispetto a due anni fa non possiamo più dire di essere un underdog: il club ha fatto sforzi per tenere sette giocatori e ci dà la possibilità di accelerare i processi di conoscenza reciproca”.

“Abbiamo però inserito giocatori impattanti nel sistema – prosegue Magro – il nostro gioco sta cambiando sia in attacco che in difesa, dovendo adattare il sistema a giocatori con caratteristiche diverse rispetto al passato come Bilan e Christon. Non posso dirmi non soddisfatto di quello che i ragazzi stanno facendo: c’è la consapevolezza che questa stagione possa dare delle opportunità importanti”.

Anche da quello che raccontano i giocatori, c’è la consapevolezza da parte di tutti che Brescia non parte da underdog: è un passo importante…

“La cosa più importante, che avevo detto anche negli anni passati, è sapere che le avversarie arriveranno con la voglia di vincere su questo campo e contro di noi. Dovremo essere cinici e umili. Questa è una squadra che ha talento offensivo, ma deve giocare insieme e spendersi tanto nella metà campo difensiva. Così potremo avere più possessi in attacco per dare tanti tocchi e possibilità a tutti. Il fatto di volersi sporcare le mani e “andare in missione” deve esserci sempre. Allenando questa squadra si vede che nessuno si mette in proprio e, anzi, tutti cercano di fare le giocate corrette, cercando i compagni. Con Reggio Emilia, pur non terminando bene la partita, abbiamo finito con 25 assist e 8 in doppia cifra, con un’ottima distribuzione di minutaggio. Questa vorrebbe essere la mia idea di pallacanestro di quest’anno”.

Il potenziale offensivo è evidente e pare già abbastanza distribuito nei numeri, anche se parliamo di basket di pre-stagione: te lo aspettavi?

“Quello che non potevo sapere, ma ci speravo, era che ci fosse questa disponibilità da parte di tutti di lasciare qualcosa di proprio e pensare alla squadra: penso soprattutto ad un attaccante del livello di Christon, che ha avuto stagioni realizzative importanti. Eppure, in queste settimane ha dato una disponibilità addirittura eccessiva, in senso positivo, cercando di mettere in ritmo la squadra: lo speravo ma non potevo sapere se sarebbe successo. Anche avere un centro come Bilan era una sfida per me: quest’anno abbiamo un 5 diverso rispetto ai centri degli anni scorsi, che in attacco potevano anche non toccare il pallone per interi possessi”.

“Anche Amedeo Della Valle sta andando in doppia cifra, ma facendo meno fatica dell’anno scorso, grazie alla presenza di altri creatori di gioco importanti. Con questo roster possiamo andare oltre ad eventuali infortuni, come stiamo facendo adesso grazie alle prestazioni di Akele che ha giocato anche da 5 data l’assenza di Cobbins. La battuta estiva con Mauro Ferrari è stata: proviamo a spendere un po’ di più subito così non c’è bisogno dell’extra-budget qualora servisse. E’chiaramente una battuta, ma il senso della squadra è quello” .

Hai in mano un roster non semplice da gestire e forse più lontano da quelli che sono sempre stati i principi base di pallacanestro delle squadre di Alessandro Magro: come stai affrontando questa sfida?

“Abbiamo deciso di costruire la squadra così: non mi è stata imposta. Queste decisioni sono frutto di un’analisi volta a migliorare il roster, giocando una pallacanestro con alcuni punti in comune e alcuni differenti. Lavorare con giocatori così talentuosi è solo un vantaggio. Per citare Popovich, con grande umiltà, bisogna scegliere bene le persone e trovare giocatori che si facciano allenare. E’ una sfida provare a gestirli, è vero. Quando perderemo e qualcuno avrà giocato pochi minuti non sarà facile, ma tanto partirà dallo spessore umano che possono avere loro nel capire e condividere il progetto e la capacità di avere stima e fiducia reciproca”.

Questo progetto di Brescia sta dimostrando che venire alla Germani può dare l’opportunità ai giocatori di fare un salto importante e di trovare un ottimo ambiente… 

“Quello era l’obbiettivo iniziale del progetto condiviso con Mauro Ferrari, ovvero diventare una società che fosse un riferimento per la qualità del lavoro e in cui i giocatori stanno bene. Questo era l’obbiettivo principale, poi ci eravamo detti io e Mauro che se ci fosse stata l’opportunità di vincere avremmo provato a coglierla e l’anno scorso l’abbiamo fatto. Quest’anno abbiamo alzato ancora l’asticella e abbiamo una squadra ancora più forte della scorsa stagione, ma non funziona tutto in automatico: non è scontato alzare un trofeo. La cosa più bella a cui possiamo aspirare è diventare un posto in cui non solo si può vincere, ma c’è un certo tipo di cultura sportiva e una metodologia. Succede spesso e la cosa bella per noi è che c’è sempre stato un inizio, per ogni dinastia e per ogni cultura: noi siamo appunto all’inizio e vorremmo in modo ambizioso essere i pionieri di questo nuovo progetto”.

David Moss è stato il capitano della squadra per sette stagioni, quest’anno ha smesso di giocare ed è entrato a far parte dello staff: com’è stato prendere questa decisione per lui e cosa può dare la sua esperienza a questo gruppo?

“La storia di David ha varie sfaccettature: sono molto legato a lui, l’ho allenato per 8 anni. Non aveva senso trattarlo come un giocatore che finisce come tanti altri, come se fosse un giocatore normale. David potrebbe tranquillamente continuare a giocare, il problema è stato il passaporto italiano e la scelta di ridurre il roster a 10. Lui è una risorsa del club importante: quando sono arrivato nel 2016 già c’era, è stato il capitano per 7 stagioni e dunque non è un giocatore normale”.

“Questa estate ha accettato con grande intelligenza che era il momento di fare una transizione – spiega Magro – si sentiva pronto a dare una mano stando vicino alla squadra. Per formare una persona servono tempo ed energie ma non c’è persona che se lo meriti più di lui: tutte le mattine prende appunti, sta in campo e viene guidato e supportato da noi e lui ci dà una grande mano. Riesce a fornirci il punto di vista di un giocatore estremamente esperto e questo è importante: io non ho mai giocato in Serie A e non ho mai fatto l’Eurolega, lui sì. Ci sono cose che solo lui ci può dare e non sono cose che trovi sui libri”.