GRANT GOLDEN (VANOLI): “ALLENARMI CON JOKIC E’ STATO INCREDIBILE. SONO ORGOGLIOSO DELLA MIA CREMONA”

Cremona. Tra i protagonisti della sorprendente Vanoli Cremona di inizio stagione, che questa domenica affronterà al PalaLeonessa (palla a due alle ore 20) la Germani Brescia nella settima sfida di andata del campionato LBA, il pivot Grant Golden ha raccontato la sua prima esperienza oltreoceano nel club lombardo nella rubrica “5 domande a…”: “E’ stato tutto fantastico fin dall’inizio. I miei compagni di squadra sono stati di supporto, mi hanno aiutato ad ambientarmi sia dento sia fuori dal campo. Coach Cavina e il suo staff, tutti coloro che lavorano per la Vanoli, così come la città, sono stati tutti quanti incredibili. I tifosi sono pazzeschi e hanno davvero a cuore tutto ciò che accade alla squadra; essere parte di questa atmosfera è divertente, perciò sono tanto orgoglioso di farne parte e cercherò di non deludere mai la piazza. Continuerò a lavorare sodo, a migliorami, a dare tutto il mio contributo e ovviamente cercherò di portare altre vittorie”.

Sul suo anno in G-League a Denver, a Grant Golden è capitato di allenarsi con Nikola Jokic: “E’ stata un’esperienza incredibile rimanere ad allenarsi a Denver per il training-camp e la pre-season dell’anno scorso, la mia prima annata fuori dal College. Ho potuto condividere il parquet con Nikola Jokic che considero il mio idolo e ho imparato molto. Condividere l’allenamento, fare lo scrimmage con i campioni NBA, frequentarli e condividere anche piccoli momenti è stata un’esperienza formativa per la mia crescita cestistica. Tuttavia il momento migliore penso che sia stato proprio il fatto che era il mio primo anno da professionista, quello in cui devi poter contare su te stesso, portare degli obiettivi, dare sempre il massimo. Nel basket non importa se sei il dodicesimo uomo, l’importante è essere il migliore compagno di squadra possibile ed essere sempre di supporto”.

E a proposito di famiglia e passioni: “Nella mia famiglia siamo sempre stati legati al basket. Ne parliamo sempre soprattutto con i miei due fratelli che sono giocatori come me e con cui ho un rapporto speciale. Adoro ascoltare musica ovunque mi trovi e di ogni genere. L’esperienza alla Richmond Univeristy, dove sono rimasto per sei anni prima di diventare professionista a causa di un’operazione al cuore e poi per via della pandemia, è quella che ricordo di più e dove si è creato un bel gruppo con cui abbiamo raggiunto le finali di Conference per la March Madness, un’avventura anch’essa incredibile da vivere”.