BRAGAGLIO: “A TORINO CON ASPETTATIVE UN PO’ ELEVATE, MA NON E’ QUESTA SCONFITTA CHE DEMOLISCE QUANTO COSTRUITO FINORA. LA LETTERA DI FERRARI E’ UNA RICHIESTA DI STARE VICINI ALLA SQUADRA”

La presidentessa della Germani Pallacanestro Brescia ospite a Basket Time 2.0: “Nei nostri giocatori non c’è supponenza. Speriamo che Petrucelli sia utilizzato in Nazionale in modo congruo, lui è uno che dà sempre il massimo, ma alla ripresa ci attende una gara dispendiosa a Pesaro. Sposando Matteo Bonetti ho sposato la pallacanestro. Nel 2020 potevamo essere egoisti e tenerci il club, ma cederlo a Mauro Ferrari è stata la decisione più giusta. Lasciar andare un figlio ti fa soffrire, ma bisogna farlo”

Brescia. Ospite a Basket Time 2.0”, andato in onda ieri sera su Teleleonessa (canale 119 del digitale terrestre), sulle pagine Facebook di Bresciacanestro e di Cristiano Tognoli e sul canale Youtube di Cristiano Tognoli, Graziella Bragaglio presidentessa della Germani Pallacanestro Brescia, ha parlato dell’amara sconfitta in Final Eight di Coppa Italia con Napoli e delle prospettive future della Germani.

Ti chiediamo subito un commento sulla Final Eight…

“Innanzitutto dobbiamo ricordarci che lì ci siamo arrivati e non era scontato, forse ci siamo presentati con delle aspettative un po’ elevate, convinti delle nostre risorse, forse questa sicurezza ha fatto sì che avessimo meno energia, abbiamo anche trovato un avversario che aveva grinta e voglia di portare a casa il risultato, certo è che saremmo stati nella storia a portare a casa un’altra coppa, non è questa sconfitta che demolisce tutto quello costruito fino ad oggi”.

Che sensazione ti ha dato la lettera di Mauro Ferrari scritta in questi giorni?

“Direi che la sconfitta ha lasciato amarezza quella sera di San Faustino, tristezza non solo per la sconfitta, ma come la squadra ha affrontato la partita, alla fine critiche dei tifosi non ce ne sono state, ma penso che sia più amarezza anche perché le aspettative erano alte, il messaggio di Mauro è di stare attorno alla squadra e cercare di ripartire dal tetto della classifica del campionato”.

John Petrucelli è stato chiamato per giocare a Pesaro con la nazionale italiana, convocazione più che meritata

“Si, già quest’estate era stato contattato, ma una serie di eventi l’hanno condotto a fare delle scelte diverse, noi naturalmente siamo felicissimi per questa convocazione da una parte, dall’altra meno contenti perché John è un giocatore che dà l’anima e tutto se stesso e noi dovremo giocare la prossima partita a Pesaro che non sarà così semplice perché loro sono una squadra che ha la necessità di fare dei punti, speriamo sia utilizzato in nazionale in modo congruo”.

A livello di atteggiamento bisogna riconoscere a questo gruppo di non essere mai supponente in campo, sei d’accordo?

“E’ una squadra umile, che conosce le proprie potenzialità, non dà a vedere nessuna arroganza, sono lavoratori, un bellissimo gruppo che sta bene insieme e lavora bene insieme, ascolta le considerazioni del coach Magro e non è sempre facile quando hai dei campioni di un certo livello tipo Christon. Fa parte di un sistema come le api lavoratrici”.

In tutti questi anni, qual è la cosa che ti ha dato più soddisfazione di tutte le altre?

“Sicuramente la vittoria del campionato (A Dilettanti e A2, ndr) rimarrà scolpita nella storia, nel cuore e nelle immagini, è stata un’impresa unica, con tutte le fatiche per arrivare lì”.

Era già una tua passione quella della pallacanestro o lo è diventata col tempo?

“E’ stato mio marito Matteo Bonetti a trasmettermela, io ho sposato lui ed insieme la pallacanestro. Quando la conducevamo insieme era difficile, magari io tiravo da una parte e lui dall’altra, io pensavo ai numeri e lui alla parte emotiva, però questo sistema insieme ci ha fatto arrivare qua”.

Se potessi scegliere un’ultima soddisfazione, esclusa vincere lo scudetto?

“La parte più bella di fare un’impresa sportiva è quello che si trasmette agli altri, quindi dare agli altri è la parte più importante, la gioia di vedere i tifosi che ti seguono ovunque e il legame che si crea”.

Sei entrata a gonfie vele in questo progetto, pensi che lascerai un segno?

“La vita non è eterna, c’è un inizio e una fine, l’anno scorso mi è stato dato il premio della “brescianità”, ora ho ricevuto un’email e riceverò un premio “donna” nel mondo dello sport, tutto questo mi dà tantissima soddisfazione, penso che lascio e lascerò qualcosa. Il passaggio forse più importante è stato quando nel 2020 abbiamo ceduto la maggioranza della società a Mauro Ferrari, potevamo essere egoisti ed andare avanti noi, ad un certo punto però uno deve capire anche cosa può fare e non fare, quando tu cresci un figlio ad un certo punto devi lasciarlo anche andare, con tanto dolore, tu hai creato qualcosa e la cedi, ma per la continuità del progetto era giusto farlo”.