“ASSIST”: LA COMFORT ZONE E LO SPIRITO DEL PLAYGROUND

Brescia. E anche questa volta la VOGLIA ha fatto la differenza. Tutti sul pezzo, nessuna faccia con il dubbio o la preoccupazione. Coach Spahija aveva lavorato sugli errori commessi nella partita precedente e Coach Magro gli ha servito novità inaspettate con cui ha mandato a monte la sua settimana di lavoro. Benedetta strategia! Sun Tzu, di cui ho recentemente parlato, avrebbe apprezzato dicendo che il generale nella sua tenda ha fatto molti pensieri e adottato molte astuzie che hanno portato alla vittoria. Considerate le condizioni di partenza era doveroso limitare i falli e tutelare Bilan dal loro pacchetto lunghi. Ecco quindi la zona, spesso adattata sulla loro disposizione, che ha costretto a soluzioni poco ortodosse e portato confusione.Si dice “Comfort zone” per indicare il nostro immaginario cerchio delle sicurezze acquisite dal quale, per metterci in gioco e progredire, dobbiamo uscire. Spesso, è vero, si sta benissimo nel nostro baccello anche perché, le innumerevoli e immancabili complicazioni della vita non mancano mai e impegnano non poco. Questa volta, scusate il gioco di parole, il conforto è nato proprio dalla zona in grado di cambiare le carte in tavola. Sono certo che, senza alcuni errori bresciani non provocati, non sarebbero stati gli ultimi possessi a decidere l’incontro.In ogni caso, in un modo o nell’altro, la Germani Brescia ha fatto di necessità virtù e si è spinta ben oltre i suoi limiti iniziali.

L’assenza di Mike Cobbins per infortunio prima e la defezione inaspettata di John Petrucelli domenica ha obbligato la squadra ad affrontare assenze tecniche e caratteriali importanti. Ci si è affidati agli arruolabili spingendoli a dare di più. Quintetti anomali e ruoli diversi potevano essere un rebus irrisolvibile, un grande rischio per allenatore e giocatori, invece il risultato è stato un allargamento della fiducia e dell’autostima di tutti.

Tante sono le società che hanno cavalcato la possibilità del cambio in corsa a volte in modo compulsivo e discutibile lamentandosi delle assenze, così facendo non hanno forse alzato ancora di più il muro della zona di comfort impedendone l’uscita piuttosto che stimolarla? Quello che sembrava un azzardo, non sostituire anche temporaneamente Mike Cobbins, si sta rivelando un grande merito che ha motivato i compagni e prodotto nuove idee vincenti.

Playground

Anche questa volta il richiamo al Playground, per come è maturata la vittoria, è stato forte. Vogliamo parlare del tiro di Christon allo scadere del secondo quarto? Il canestro da 3 di Burnell dopo 4 rimbalzi in attacco dei compagni? Qualcuno “sano” di mente avrebbe preso lo sfondamento su Kabengele, ripeto Kabengele, perché è grosso il doppio lanciato in schiacciata come ha fatto Burnell? Le 2 imbucate dall’arco di Bilan? Il sentire il momento di ADV nell’ultimo periodo? La palla rubata di Massinburg e il coraggio nel prendersi il tiro da 3? Tutte le piccole e significative cose fatte dagli altri?

Playground, un nome spesso confuso con folclore e allegria mentre per me è un termine nobile: lettura del gioco, saper fare, conoscenza del basket. Il trio ADV, Akele, Burnell nella partita con Tortona e a sprazzi anche con Venezia, ne ha dato un’ eccellente spiegazione pratica trovando ogni volta soluzioni diverse, preparate, di lettura eccellente; mentre l’istinto e il mestiere stanno guidando Christon in una regia sempre più convincente, perché non solo al servizio dei compagni, ma pericolosa in autonomia quando serve.

Parlo di Playground e intendo anche attitudine mentale che matura nelle difficoltà del crescere, in condizioni più o meno difficili per svariate ragioni, stimolando la capacità di risolvere i problemi emergenti. Alcune cose si imparano al campetto, nelle giornate di sfide infinite, altre sono vita vissuta.

Per qualcuno la “Comfort zone” non esiste, perché nulla è mai stato confortevole.

Non si può come sempre generalizzare ma sono portato a pensare che, vedendo come molti giocatori della Germani Brescia rispondono alle difficoltà quando il gioco si fa duro, siano cresciuti senza troppo burro a protezione del fondoschiena. Le tante vittorie ottenute nascondono le difficoltà, si dimentica in fretta la fatica fatta per ottenerle, ma spesso ho visto stringere i denti, grattare il barile della voglia come nell’ultima partita.

Riguardare il non verbale dei due coach durante l’ultimo quarto mi ha fatto capire che solo un caso avrebbe portato alla vittoria di Venezia. Nessuno in campo bresciano voleva uscire senza i 2 punti, nessuno. Qualche sbandata quest’anno si è vista, ma senza lo spirito di cui parlavo non sarebbe ripreso il cammino e nemmeno stato possibile navigare nella tempesta. Non so se in fase di scelta tra le caratteristiche dei giocatori vengano esplorati anche aspetti di questo tipo, ma avere “lo spirito del Playground”  vuol dire possedere un’altra importante freccia nella faretra.

Riflessione finale:

La “Comfort zone” è uno splendido posto dove stare, dove tornare, ma non rimanere per sempre.La Germani Brescia ha fatto di necessità virtù e così facendo ha espanso il cerchio della propria “comfort zone”  arricchendolo di autostima e coraggio, valori utilissimi per le nuove prove da affrontare.

“La mente che riesce ad allargarsi non torna mai alla dimensione precedente” (A. Einstein)

Detto questo, diamo finalmente il bentornato a Mike Cobbins, un altro giocatore con mentalità e spirito trascinante, nella speranza che l’altro nostro “Ringhio” , John Petrucelli, non ritardi troppo il rientro.

ELLE14