MAGRO: “AVER GIA’ FINITO MI FA GIRARE LE SCATOLE, MA SONO ORGOGLIOSO DI TUTTO QUANTO FATTO. IN 3 ANNI C’È STATA UNA CRESCITA COSTANTE E RESTO VOLENTIERI, MA SONO AMBIZIOSO E MI AUGURO LO SIANO TUTTI”

Il coach della Germani fa un lungo bilancio: “Si può continuare a crescere, io questo sto bene e ho iscritto mia figlia alle medie… Servono progetti, investimenti. Se ho acquisito credito anche all’esterno dopo quanto fatto in questi tre anni mi fa felice, ma sapete anche quanto sono legato a Brescia“

Brescia. E’ la conferenza stampa più difficile dell’anno, quella in cui è impossibile non avere un groppo in gola pensando ad una stagione memorabile che è appena terminata: Alessandro Magro ha la voce che trema un po’, ma la lucidità che lo contraddistingue nelle sue dichiarazioni non lo abbandona nemmeno oggi. Nelle sue parole si ripercorrono questi 3 anni passati sulla panchina di Brescia, il lavoro fatto in questa stagione e ci si proietta anche sul futuro e sulla possibilità di rimanere all’ombra del Cidneo. 

“Non è una conferenza stampa facile: innanzitutto devo fare i complimenti a Milano, che ha giocato una serie solida e di qualità, da grande squadra. È stata efficace in attacco, hanno trovato con merito ottime percentuali da 3 punti: durante la stagione non erano state il punto di forza di Milano, ma quando conta i campioni fanno le cose che servono. Al netto della partita, c’è dell’amarezza per il fatto che questa stagione è stata così bella che pensare che sia finita fa venire il groppo in gola: non avere un allenamento o un video da preparare fa girare le scatole. Troveremo il modo di rigenerarci. Credo non si possa che essere orgogliosi di quello che è stato fatto in questa stagione: abbiamo riacceso l’entusiasmo in città per questa squadra. Per il modo in cui ha affrontato ogni difficoltà, ne è uscita più forte di prima, con orgoglio. Questa è una cosa che penso che le persone apprezzino: si cerca di buttare il cuore oltre l’ostacolo”.

“Credo che si debba fare un passo indietro e guardare a quello che questo gruppo ha costruito in 3 anni – prosegue con lucidità, nonostante il momento, Alessandro Magro -la crescita del club e di tanti giocatori di questa squadra sono stati importanti. Sono orgoglioso di aver guidato questo gruppo a fare una stagione di altissimo livello, mi auguro che questo possa essere un altro checkpoint: noi salviamo tutto a questo punto, con dei ricordi incredibili da questa annata. La mia analisi di solito è abbastanza lucida, credo: ora è appannata dall’amarezza. Avrei voluto allenare questo gruppo per tanto tempo. E’ un gruppo che si è fatto guidare, negli errori e nelle incomprensioni: coach K diceva che ogni stagione è un viaggio e penso che questo viaggio andrà nella lista di ricordi più belli che ho vissuto. Non resta che dire: al prossimo viaggio”.

Dopo questa serie, è questa la distanza da squadre come Milano e Bologna?

“Nella famosa diatriba del duopolio, quando c’è stata questo assist mi sono sempre schierato tra quelli che dicevano che il duopolio facesse bene alla pallacanestro italiana. Sono state 3 partite in cui il gap si è visto, poi si è ridotto, poi si è rivisto… puoi battere Milano o Bologna in una partita e lo abbiamo fatto in Coppa Italia. In una serie non è impossibile, ma molto difficile. Se uno vuole limare quella distanza, deve sapere che il treno locomotiva di Olimpia e Virtus va a quella velocità: servono progetti, investimenti, visione”.

“Al netto di ciò l’obbiettivo era tornare sulla mappa della pallacanestro italiana, poi di consolidarsi, poi nel terzo anno abbiamo dimostrato di essere in assoluto tra le migliori. Se c’è la volontà di restare a questo livello e di fare le coppe non si può prescindere da quei 3 ingredienti detti poc’anzi. Poi serve un po’ di fortuna, anche della sana follia… Abbiamo sempre detto “noi siamo Brescia”, che non vuol dire essere arroganti ma pensare che questa via possa essere adeguata a questa squadra e questa città. Non stiamo facendo la conferenza stampa del rammarico di non aver battuto Milano: stiamo analizzando quello che siamo, possiamo essere e vogliamo essere. Avete visto il percorso di alcuni giocatori nel corso dei 3 anni anni: è la testimonianza che qui si può crescere e giocare una grande pallacanestro”.

A questo punto sai già se rimarrai l’anno prossimo? Ci sono dei margini di miglioramento rispetto a quest’anno?

“Sapete quanto io sia legato a questo posto, che è anche un po’ una creatura cresciuta insieme a me: sono legato a Brescia. La mia volontà è di esserci ancora e di riprovarci ancora. Ogni anno dai un colpo e la roccia non si spezza, ma ci provi ogni anno e magari ad un certo punto succede quello che tu hai sempre provato a fare. Io credo che questo posto, come tanti altri, debba avere una cultura di lavoro e di pallacanestro: come abbiamo detto tante volte, se poi capita la possibilità di associarci un titolo, ben venga. In 3 anni siamo addirittura riusciti a metterne uno. Io mi sento bresciano e voglio restare: la postilla è che sono un allenatore ambizioso. Spero che si sia tutti ambiziosi per continuare a lavorare in quella direzione, anche se non voglio poi che queste parole siano travisate” 

Quello che hai fatto in 3 stagioni non è passato inosservato, se arriverà qualcuno a bussare alla porta quale sarà la risposta?

“Sarà motivo di soddisfazione. Però ho iscritto mia figlia alle medie a Brescia: bisogna poi vedere se mia figlia vorrà restare qui o no… Quando tu fai bene e la gente ti dà un po’ di credito, penso si debba essere felici: però io sto bene qua e se ci sarà la possibilità di continuare a lavorare insieme sapete quanto io sia legato a Brescia”.