FERRARI: “PRONTI PER UN NUOVO PROGETTO TRIENNALE, LA SQUADRA CAMBIERA’ PARECCHIO, MA C’È BISOGNO DI APPOGGIO E SUPPORTO. GIA’ RESTARE IN SERIE A PER BRESCIA E’ UNO SCUDETTO. MAGRO? SE UN GIORNO GLI ARRIVASSE UNA RICHIESTA DOVE PUO’ MIGLIORARE, VUOL DIRE CHE IL NOSTRO CLUB HA COMPLETATO UN LAVORO”

Il socio di maggioranza della Germani ospite a “Basket Time 2.0”: “Non accetto che il procuratore di Massinburg debba prendere il 10% dei 500.000 euro sul contratto del giocatore e a Pallacanestro Brescia, che ha formato il prodotto, non entra nulla. Nel basket c’è solo da perderci, per fortuna ci sono tante famiglia che vogliono il bene del nostro club e continuano ad aiutarci, ma dobbiamo essere pronti quando qualcuno si stancherà, a cominciare da Germani per non perdere la pallacanestro in città”

Brescia. Ospite a “Basket Time 2.0”, andato in onda questo mercoledì sera su Teleleonessa (canale 119 del digitale terrestre), sulle pagine Facebook di Bresciacanestro e di Cristiano Tognoli e sul canale Youtube di Cristiano Tognoli, Mauro Ferrari, socio di maggioranza della Pallacanestro Brescia, ha parlato della stagione appena conclusa.

Possiamo parlare di un bilancio più che positivo quest’anno….

“Si un bilancio positivo, iniziamo dalla presenza del pubblico al palazzetto per poi passare al settore giovanile dove siamo in grande espansione e abbiamo sempre più richiesta al punto che dobbiamo chiedere più ore nelle palestra per far giocare tutti, questo vale quanto se non di più delle vittorie della prima squadra, è un buon segnale di una struttura che ha lavorato bene, è il frutto di un progetto che esiste da 10 anni, con un triennio che si è appena concluso. C’è da farsi su le maniche e prepararsi, stare a questi livelli non è facile se non si è appoggiati e supportati”.

A Brescia c’è questa partecipazione e familiarità, che in piazze più grandi e blasonate non esiste…

“Si lavora di squadra, noi ci siamo comportati con Pistoia come Milano ha fatto con noi, Milano e Bologna sono là per adesso, noi siamo Brescia e non dimentichiamocelo. L’ex sindaco Del Bono dice che se siamo sicuri di fare tutti gli anni la seria A a Brescia questo è il nostro scudetto, dobbiamo stare con i piedi ben saldi per terra. Se analizziamo i nostri 10 giocatori c’è da farsi su le maniche nelle prossime settimane, i cicli purtroppo iniziano e finiscono, non rimarremo in tanti il prossimo anno chi per carta identità chi per mercato. Massinburg era un giocatore normale, lo staff ha creato quello che è oggi, è stato creato dalla Pallacanestro Brescia, ma alla fine stagione ci troviamo un pugno di mosche in mano, dovrebbe essere un volano di finanziamento per i settori giovanili, ma invece diventa un volano per se stesso, ci lascia alla fine un bel sorriso, due lacrime e un ricordo alla città. Continuo a non accettare che il procuratore debba prendere il 10% dell’ingaggio di Massinburg, che sarà da 500.000 dollari. Cosa ha fatto per meritarselo il suo manager? Christon ha un carattere difficile da gestire, Amedeo ha la sua età e bisogna avere una squadra che lo regge, Petrucelli sogna l’Eurolega, Bilan ha 36 anni, Cournooh gioca da play, ma non è play, Cobbins ha 32 anni, oggi la nostra squadra sono Akele e Burnell, c’è da sedersi e capire cosa vogliamo fare, vedere gli sponsor e le famiglie che credono ancora nel progetto, perché da soli non si va da nessuna parte. In questi giorni un tifoso ha scritto una lettera in società, dicendo che farà ancora l’abbonamento e scrivendoci che è stato un anno importante, un successo, ma quando dovevamo esserci però non ci siamo stati ovvero in Supercoppa, Coppa Italia e la semifinale con Milano. Dobbiamo capire dove possiamo arrivare, l’importante è che il movimento vada avanti, dobbiamo mantenere il settore giovanile e la serie A”.

Brescia poteva finire prima in classifica in campionato?

“Alla fine la classifica rispecchia i valori in campo, quello che doveva essere, terzi o quarti, ne abbiamo approfittato durante l’anno quando Bologna e Milano hanno perso quelle 7/8 partite per gli impegni che avevano. Poi ai playoff è stato diverso: il budget non ti fa vincere, ma aiuta sicuramente il roster”.

Gara 3 con Milano era presente Roberto Baggio al palazzetto, è stata una bella sorpresa?

“Bisogna ringraziare Davide Peli della Technè, è stato bello, ha dato visibilità a tutti. Roberto si è commosso, è stato un bel momento rispecchia tutto quello che abbiamo fatto”.

Che futuro prevedi per Alessandro Magro?

“Sta passando un momento molto difficile a livello famigliare, lo sento tutti i giorni, gli sono vicino, sabato dovrebbe rientrare in città. Auguro ad Alessandro tanto bene, se un giorno arrivasse una richiesta e dovesse andare, vuol dire che il compito della società è andato a buon fine, abbiamo creato qualcosa di importante, un coach importante che farà basket ad altissimo livello, abbiamo fatto quello che dovevamo fare. Lo abbiamo scelto per la voglia di lavorare e fare, il futuro è dei giovani ed Ale è giovane, ha già tanta esperienza importante alle spalle”.

E’ stato un anno difficile a livello personale con la scomparsa di tuo padre…

“Mio padre è insostituibile, ho ereditato il fardello dei suoi impegni, ma ho perso un punto d’appoggio importante con cui confrontarmi, comunque il progetto della pallacanestro andrà avanti, rifaremo un nuovo progetto triennale, i conti li facciamo prima non aspettiamo la fine della stagione, vediamo cosa possiamo fare”.

Con tutti i tuoi impegni, cosa fai per affrontare tutte le tue giornate?

“Per quanto riguarda la pallacanestro non sono solo, ho Graziella e Matteo, che bisogna prenderlo con le pinze perché è più un tifoso, ma è importantissimo. Ho un Cda importante che mi dà una mano, sono persone che nei momenti del bisogno danno una mano e un consiglio, c’è anche Matteo De Maio che ci ha aiutato, la sua vicinanza è stata importante. Siamo una squadra, ci si confronta e si cerca di sbagliare il meno possibile. Se nel calcio può perdere, uscire alla pari o guadagnare, nel basket può solo perderci. Nessuno fa basket per diventare ricco, non ci sono proprio i presupposti. A Brescia dobbiamo continuare a costruire qualcosa che rimanga nel tempo, per fortuna ci sono tante famiglie che vogliono il bene della pallacanestro in città, ma quando si stuferanno, a cominciare da Germani, non bisogna correre il rischio che finisca tutto”.

A quale coppa europea state pensando, se ci state pensando?

“Sicuramente è ancora aperto anche il discorso Eurocup, ma in questo momento devo capire il confronto con il coach, capire le disponibilità economiche, è bellissimo andare in giro per l’Europa, ma devo pensare alle famiglie che vengono a vederci, il progetto è sociale a tutti gli effetti, vogliamo dare divertimento ed emozioni. Durante la settimana la gente fa fatica a venire al palazzetto, i bambini il giorno dopo hanno scuola. Io voglio preservare il divertimento della partita del fine settimana per i bresciani e l’Europa rischia anche di romperti dei giocatori. Il nostro è prima di tutto un progetto sociale. Comunque abbiamo tempo fino alla prossima settimana per effettuare un’eventuale iscrizione in Europa”.

Chi resta l’anno prossimo?

“Devo capire con il coach, sono cose tecniche che deve decidere lui”.

Come hai preso la contestazione dei tifosi in gara 1 con Pistoia?

“Abbiamo commesso un errore di comunicazione all’interno della società, non l’ho presa male, ribadisco è stata una defezione interna, potevamo gestirla meglio noi, non siamo perfetti e capita di sbagliare”.

Ogni tanto esce la voce che potresti entrare nel Brescia calcio?

”Smentisco categoricamente. Cerco di dare una mano con la sponsorizzazione e acquistando ogni anno un pitch box. Non voglio santificare Cellino, ma vi chiedo: se non ci fosse lui, chi farebbe calcio a Brescia?”.